Elezioni Ribera: il “civismo” corre sotto mentite spoglie
Il quadro politico riberese in vista delle amministrative si presenta frastagliato e sono in atto strategie che di fatto mutano gli assetti dei partiti. Si delinea l’alleanza che unisce Pd e parte di centrodestra per disinnescare l’effetto Pace
RIBERA- “Che confusione, sarà perché ti amo. È un’emozione che cresce piano, piano. Stringimi forte, e stammi più vicino. Se ci sto bene, sarà perché ti amo”. Vi ricordate il ritornello della canzone dei Ricchi e Poveri? Un tormentone che, tuttavia, si sta proponendo nel paese delle arance. Ma in versione riveduta e corretta. “L’emozione che cresce piano piano” non è frutto dell’amore tra fidanzati. Sembra, sempre più chiaramente, un fidanzamento di interessi voluto dalla famiglie. Ma non è certo una novità. Nel caso specifico, da partiti che viaggiano uniti alla Regione sotto l’emblema dei simboli del centrodestra, ma che a Ribera scelgono di travestirsi sotto i panni del civismo. Succede quello che è successo ad Agrigento per l’elezione del presidente all’ex Provincia. Un accordo che ha unito in matrimonio Forza Italia, Mpa, Pd e addirittura M5S. Un accordo per arginare la DC, che vuole continuare ad essere viva anche dopo i guai giudiziari dei suoi leader. Il matrimonio politico di interesse è in fase di tessitura a Ribera. Un cartello elettorale che, di fatto, ha spaccato il centrodestra, ha spaccato Forza Italia e Fratelli d’Italia. Un cartello che è il riflesso del dominio agrigentino targato Gallo-Di Mauro. A Ribera, è in gravidanza una alleanza che vede parte di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, Mpa, Pd, entrare nella pancia del cavallo di Troia per oltrepassare le mura, utilizzando la strategia dei greci. Il cavallo di Troia si presenta sotto le mentite spoglie del civismo. Nella realtà, l’alleanza è benedetta dai parlamentari regionali agrigentini. Una alleanza che sembra sempre più finalizzata ad arginare quello che è considerato un allarme dal punto di vista dei consensi. La discesa in campo locale dell’onorevole Carmelo Pace per la corsa a sindaco di Ribera. Pace gode di un consenso vivo e di una esperienza amministrativa con due sindacature, per poi salire all’Ars sull’onda del successo cuffariano. Una situazione che ai parlamentari regionali agrigentini fa scattare l’allarme e la preoccupazione. La domanda, a questo punto, appare spontanea. Come può la fratelliana d’Italia e assessore nella giunta Schifani, Giusy Savarino, appoggiare una candidatura che affonda le radici nel Pd? Una forza di maggioranza, di governo, che va contro un esponente della stessa maggioranza, appunto, Carmelo Pace, e che assiste alla frattura di FdI a Ribera?
E’ noto che già è in campo l’apprezzata dirigente scolastica Maria Rosaria Provenzano. Se pur nutre grossa simpatia per il Pd, ha aspirato alla candidatura regionale e nazionale nel partito, immaginando la posizione del secondo posto il lista dopo Barbagallo, la Provenzano parrebbe marciare nel solco dell’autonomia dal partito. La sua candidatura a sindaco è fortemente spinta da Mariano Ragusa e dai fratelli Massinelli con una lista civica. Attorno alla candidatura della Provenzano non nascondono l’attrazione i parlamentari regionali agrigentini, ovviamente con l’esclusione di Carmelo Pace. La dirigente scolastica punta sul “civismo”, sulla cosiddetta società civile, sul voto popolare. Ribera non ha mai avuto un sindaco donna e questo è un motivo con capacità attrattiva di chi immagina un cambiamento. Tuttavia, la evidente convergenza dell’appoggio elettorale dei deputati agrigentini del Pd, Forza Italia, Mpa e Fratelli d’Italia, rischia fortemente di vanificare lo sforzo della Provenzano. Ecco perchè il civismo appare come cavallo di Troia. Uno stratagemma per la conquista della cittadina. Che non scandalizza visto che è stato già fatto in altre città, ma che somiglia ad una mossa a tenaglia per stringere in una morsa Pace, isolarlo, renderlo inoffensivo. Il deputato riberese sembra continui a godere di un consenso esteso. Con gli strascichi della vicenda sorta con l’indagine su Totò Cuffaro, i suoi colleghi deputati agrigentini intendono cogliere l’occasione per porlo sull’altare come vittima sacrificale. Il deputato riberese, superata la fase depressionaria di fine 2025, è tornato a correre ed è pronto a scendere in campo e proporre la sua candidatura a sindaco. La Democrazia Cristiana correrebbe con due liste. C’è una terza lista di Davide Caico e Vincenzo Russo che si distaccherebbero da Fratelli d’Italia. Caico è vice segretario provinciale di Fratelli d’Italia. Altra lista avrebbe protagonisti Giovanni Di Caro (assessore in carica) e Giuseppe Liberto. Avanza l’ipotesi di una lista civica e non sotto il simbolo di Forza Italia. Interessante capire cosa faranno Cateno De Luca e Ismaele La Vardera. Per quanto riguarda il partito di De Luca, Sud chiama Nord, salirebbe la candidatura a sindaco del consigliere comunale Vincenzo Costa, che parrebbe avere un ruolo di primo piano a fianco della squadra di Carmelo Pace. mentre perderebbe quota quella di Nicola Inglese, che fino a poco tempo fa era fortemente sponsorizzato da ambienti di centrodestra. E Controcorrente, cioè il partito di Ismaele La Vardera? Potrebbe scendere il campo proprio per una battaglia identitaria. Per la corsa a sindaco si apre un ventaglio da tre a quattro candidature.
Una ultima considerazione. Ad Agrigento si vota a maggio. Forza Italia, Fratelli d’Italia, Mpa hanno fatto quadrato sulla candidatura dell’ex senatore Lillo Sodano, riesumandolo da un lunghissimo letargo. Hanno messo di lato DC e Lega, che pure sostengono il governo regionale. La domanda appare spontanea: come possono ad Agrigento immaginare la stabilità del centrodestra se a Ribera si trama contro Pace, la Dc e Lega?





