CROLLO PONTE VERDURA, VISITA DI CROCETTA. PRESIDENTE, “DUM ROMAE CONSULITUR, SAGUNTUM EXPUGNATUR”

LETTERA APERTA DEL CORRIERE DI SCIACCA

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE, ONOREVOLE ROSARIO CROCETTA

 

Onorevole Presidente della Regione,

benvenuto in questo lembo di terra siciliana e agrigentina ricco di eccellenza, ma povero di infrastrutture.

Una terra costretta ai margini e chiusa nel perimetro di un sottosviluppo che ha radici storiche assai profonde. Una terra da sempre illusa con promesse politiche di sviluppo che tali sono rimaste, trasformandosi poi in delusioni fino a smorzare ogni speranza di riscatto.

Lei, signor Presidente, oggi visita una terra in cui l’agricoltura e’ un’eccellenza solo per l’amore di imprenditori agricoli che non vogliono arrendersi per non spezzare il sogno e i sacrifici di generazioni. Imprenditori che fanno miracoli per combattere un destino amaro di una terra che ormai produce disoccupati e innalza fortemente il tasso di emigrazione. Una terra ricca di eccellenti artigiani. Una terra ricca di storia e di arte.

Lei, signor Presidente oggi visita una terra i cui Comuni vedono partire migliaia di giovani.  Giovani costretti ad andare via dalla Sicilia, la terra amata che, però, tradisce soffoca la speranza di riscatto e futuro.

Lei, signor Presidente, oggi avrà modo di constatare un’ulteriore e concreta dimostrazione di un modo di fare, un modo di essere, che ricalca una cultura datata, arcaica, lontana dalle esigenze della gente, dalla popolazione, da un territorio.

Oggi, onorevole Presidente, è il nono giorno trascorso dal crollo. Dobbiamo attendere il giorno 13, giorno di un “tavolo tecnico”, per capire quale soluzione provvisoria l’Anas e il Genio Civile sottoporranno al vaglio degli altri Enti. In buona sostanza, sono tascorsi ben 11 giorni perimetrati nell’ambito delle parole. Nel frattempo, il territorio muore, la popolazione è in preda a disagi incredibili, l’economia è in ginocchio, la gente protesta, la politica diffonde comunicati stampa.

La soluzione provvisoria fatta trapelare dall’Anas è quella che richiede più tempo di realizzazione e più costi. E’ una soluzione che richiede 50-60 giorni se tutto va bene. E in questa amara terra, signor Presidente, non va mai nulla di bene. In altre parti d’Italia, quella più evoluta, più progredita, avrebbero fatto già intervenire il Genio Militare. Avremmo avuto il ponte in ferro dopo pochissimi giorni dal crollo. Invece no, signor Presidente.

Mi permetto di prendere in prestito le parole di Tito Livio Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Siamo nel 219 a.C. e come nota, signor Presidente, le parole uccidono ancora; uccidono la dignità di un popolo costretto all’emarginazione a causa di una classe politica inadeguata. Uccidono la speranza di una popolazione che viene privata di un diritto essenziale: vivere dignitosamente.

Facciamo appello, signor Presidente, al Suo pragmatismo, alla Sua determinazione, al Suo ruolo. La soluzione più veloce e meno costosa è quella del ponte Bailey, già adottata in provincia di Messina e frequentemente nel resto d’Italia. Faccia presto signor Presidente, ogni attimo è prezioso in questo lembo di terra così tormentato. Nel frattempo, signor Presidente, è bene ufficializzare lo stato di calamità in cui versa il territorio. E’ un passaggio essenziale.

Buon lavoro, signor Presidente.

Corriere di Sciacca

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