Hantavirus, l’Asp di Agrigento innalza il livello di attenzione: «Rischio basso, ma monitoraggio costante»
Estratto da un’intervista realizzata da Rita Baio per il quotidiano La Sicilia
L’Asp di Agrigento ha rafforzato il livello di attenzione sull’Hantavirus, nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità continui a considerare il rischio “basso” in relazione agli episodi registrati a livello internazionale. Dopo l’esperienza della pandemia da Covid-19, le istituzioni sanitarie italiane hanno adottato un approccio più prudenziale: il ministero della Salute ha diffuso una circolare che fa il punto sulla situazione a bordo della nave da crociera coinvolta e fornisce alle Regioni indicazioni operative per la sanità pubblica. Anche l’Asp segue da vicino l’evoluzione del quadro epidemiologico. Ne parla Raffaele Elia, direttore sanitario dell’Azienda e specialista igienista, in una intervista di Rita Baio pubblicata sul quotidiano La Sicilia.
«L’Hantavirus – spiega – come la maggior parte dei virus zoonotici, si trasmette dagli animali all’uomo. A differenza del Coronavirus, però, è associato a patologie più gravi e con una letalità più elevata. La modalità di contagio è diversa: non si diffonde tramite aerosol respiratori, ma attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urine o feci di roditori, quindi in contesti molto circoscritti».
Due varianti, due quadri clinici diversi
«Esistono due principali tipologie di Hantavirus. La forma più letale è diffusa soprattutto nelle Americhe e può provocare una sindrome cardiopolmonare spesso fatale. La variante europea, invece, causa febbre emorragica con interessamento renale e vascolare. L’incubazione varia da una a due settimane, ma può estendersi fino a due mesi».
Chi è più esposto?
«Chi vive in zone rurali non è automaticamente a rischio. Il virus si diluisce rapidamente nell’aria. Le situazioni più critiche riguardano gli ambienti chiusi e poco aerati, come nel caso della nave da crociera».
Trasmissione e mutazioni
«La trasmissione avviene quasi esclusivamente da animale a uomo; quella interumana è rara. Come tutti i virus a Rna, anche l’Hantavirus può mutare, ma è importante rassicurare la popolazione: il contagio tra persone è estremamente poco frequente. Resta però un virus con una letalità significativa, intorno al 33 per cento. Per fare un paragone, l’Ebola supera il 50 per cento».
Sintomi e specie coinvolte
«Non tutti i roditori sono portatori. I sintomi più gravi riguardano insufficienze respiratorie acute, spesso resistenti anche all’ossigenoterapia, perché il virus compromette la capacità dell’emoglobina di legare l’ossigeno. In questi casi è necessario il ricovero in Rianimazione».
La capacità di risposta dell’Asp
«Agrigento è attrezzata per fronteggiare eventuali emergenze. Oltre ai posti letto in Terapia intensiva, disponiamo di una terapia semi-intensiva ben strutturata. Non servono apparecchiature particolari: la gestione avviene nei reparti di Rianimazione. Va comunque ribadito che si tratta di scenari molto remoti. L’evoluzione clinica può includere disturbi gastrointestinali, ma le complicanze più serie riguardano il coinvolgimento multiorgano, soprattutto polmonare e renale».





