Un’agonia che si protrarrà ancora per un anno. Sarebbe stato utile staccare la spina
L’ultima seduta consiliare è stata la rappresentazione plastica di una realtà politica deragliata e declassata ad un livello così basso che fa solo male alla città. E ora si entra nel rettifilo finale che porterà alle elezioni nella prossima primavera. Sarà un anno di scontro violento tra opposizione e sindaco
SCIACCA- E’ la pagina più nera dei quattro anni di consiliatura e sindacatura. Poniamo allo stesso livello le due istituzioni elettive che registrano un comune denominatore: lo scontro violento e continuo che ormai sfocia anche in accuse così basse da toccare gli ambiti personali. Una gran confusione dove gli amici di giunta, poi defenestrati, diventano acerrimi nemici. Dove un sindaco governa con un solo consigliere comunale e dove il Consiglio comunale ha 23 consiglieri su 24 all’opposizione. Un record storico. Una sindacatura capace di depennare dalla giunta uno dei protagonisti dell’alba della medesima. Un potenziale candidato a sindaco che viene convinto a rinunciare per essere inserito in giunta. Un assessore dal cognome prestigioso che dopo alcuni mesi viene depennato per fare spazio ad altri in ragione di un equilibrio di “visibilità” all’interno della coalizione Termine. Succede che l’opposizione è costretta ad approvare gli atti amministrativi, anche turandosi il naso. Ad approvare tutti gli atti amministrativi è l’opposizione poiché ha i numeri, mentre la “maggioranza” inesistente non ha l’autonomia manco di comprare una bottiglietta d’acqua. Un paese nel quale la “maggioranza” indica solo una coalizione che ha un ventiquattresimo di rappresentanza popolare, mentre l’opposizione è formata dal 96% dei consiglieri comunali. Una consiliatura che cozza, nella sua denominazione, contro la matematica. E’ maggioranza quando si hanno oltre il 50% dei consiglieri comunali. Ma a Sciacca la “maggioranza” consta di un solo consigliere. L’attuale contesto politico ha ormai la capacità di produrre maionese impazzita.
L’ultima seduta consiliare ha offerto uno spartito stonato dove le note sono state scritte in (dis)ordine sparso. Dove gli acuti sono diventati stonature fino a scadere nelle offese personali, negli attacchi financo a chi è stato assessore e punto di riferimento della giunta. Attacchi che nulla avevano a che fare con i temi dibattuti ma che hanno mostrato tutto l’astio di un sindaco nei confronti di ex collaboratori. Non può esserci dialogo quando il sindaco è stato capace di dissolvere la sua coalizione, fino a rimanere con un solo consigliere, fino a perdere gli alleati del Pd, M5S e Verdi.
Dall’altra parte, di quello che fu il centrodestra presentatosi a sostenere la candidatura a sindaco di Ignazio Messina, eletto poi presidente del Consiglio comunale, assistiamo alla stesura del manuale del perfetto asincronismo. Una forza centrifuga che ha trasformato il centrodestra in tanti frammenti e che ha portato alla “indipendenza” di diversi consiglieri comunali sottoforma di gruppo misto. Un centrodestra spaccato che ha la sembianza di una orchestra senza direttore, dove ognuno suona il suo spartito. Molte volte stonando, steccando. Un centrodestra in cui una decina di consiglieri hanno organizzato una riunione con il sindaco all’insaputa degli altri componenti. Una riunione che doveva essere segreta in un paese dove il segreto è come un palazzo di cristallo: trasparente. Una riunione che aveva, nella intenzione della decina di consiglieri, di gettare un ponte verso il sindaco. Un ponte del quale si sconoscono i pilastri su cui edificare. Pilastri, molto probabilmente, formati da “accontentini”, dal quale si stanno allontanando soggetti avidi di potere, pronti a sistemarsi dove porta il vento del consenso. Un centrodestra, o meglio parte di centrodestra, che dichiara di non essere pronto per le elezioni. Leggasi totale disaccordo con chi deve essere il candidato sindaco.
Era l’occasione utile per presentare una mozione di sfiducia anche con la sottoscrizione dei tre consiglieri del Pd, del M5S e dei Verdi. Insomma, una mozione che poteva contare su 23 consiglieri su 24. Eppure, la decina dei “pontieri” non ha avuto il coraggio di andare avanti. Si è trincerata dietro le mentite spoglie del “bene per la città”. Qualcuno disse che il Commissario straordinario sarebbe stata una catastrofe per il Comune. Avere una visione pessimista spesso induce a errori di valutazione che poi si ripercuotono sulla città.
Oggi la città vive i riflessi di scelte frutto di una visione politica che non vede oltre il naso di taluni. Molto probabilmente, coloro che hanno alzato il freno alla mozione di sfiducia oggi si stanno ricredendo. Si ricrederanno poiché l’agonia della città, della politica, perdura e perdurerà fino alla prossima primavera, fino a quando si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale e per l’elezione del nuovo sindaco.
Oggi la città vive nella morsa della testardaggine e della indeterminazione. Qualità che uniscono aula consiliare e amministrazione comunale. Qualità che, ovviamente, segnano responsabilità reciproche. La città ha bisogno d’altro, ha bisogno di una visione ampia e lungimirante e non di un lungo anno di campagna elettorale, dove ogni azione è dettata dalla ricerca di consenso. Una novità coraggiosa capace di una svolta significativa che unisca il buon senso, una visione di città lungimirante e proiettata nel tempo di almeno 15 anni per sostenere e realizzare quegli interventi, senza soluzione di continuità, capaci di dare un assetto di slancio reale alla città.





