Niscemi, la frana che l’uomo ha alimentato

Una relazione dell’Autorità di Bacino rivela responsabilità istituzionali, ritardi e un dissesto aggravato da scarichi...

Una relazione dell’Autorità di Bacino rivela responsabilità istituzionali, ritardi e un dissesto aggravato da scarichi fognari e abusi

Una delibera dell’Autorità di Bacino, la n. 67 del 16 marzo 2022, ricostruisce con precisione le cause del disastro di Niscemi, mostrando come lo smottamento non sia frutto solo della natura. La frana, avviata nel gennaio 2019, ha infatti trascinato con sé il collettore fognario: da quel momento il tubo rotto ha iniziato a riversare liquami nel terreno, mantenendo il movimento franoso “ancora attivo”. I reflui, penetrando nella collina, l’hanno erosa dall’interno, trasformando l’area in una voragine in continua espansione. A peggiorare la situazione, i tecnici hanno individuato lungo i canaloni naturali diverse discariche abusive che appesantiscono un versante già fragile. Un secondo dissesto, poco sopra l’ingresso del paese, ha nuovamente coinvolto il collettore fognario, con liquami che minacciano la stabilità della strada. Le analisi digitali del terreno hanno inoltre rivelato 17 nuove aree a rischio, mai mappate prima, con livelli di allerta elevatissimi: la zona ovest del cimitero è classificata R4, così come la frana sulla SP 12. Mentre il costone scivolava, la macchina amministrativa procedeva a rilento. La prima richiesta di intervento del Comune risale al febbraio 2019, ma tra richieste di integrazioni, errori procedurali e rimbalzi burocratici, l’iter si è sbloccato solo nel maggio 2021. La delibera che certifica il disastro arriva tre anni dopo il primo crollo, mentre la fogna continuava a scavare sotto la strada.

Sul piano politico, il deputato di Controcorrente Ismaele La Verdera annuncia la consegna in procura di documenti che, a suo dire, dimostrerebbero la conoscenza delle criticità da parte di vertici regionali già nel 2022. E attacca: il ministro Musumeci, citato nel Pai, avrebbe dovuto assumersi responsabilità invece di scaricare colpe sul sindaco. Un quadro che, tra omissioni e ritardi, restituisce l’immagine di un dissesto annunciato.

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