Mafia a Sciacca: Dda impugna sentenza di assoluzione Di Natale, Catanzaro e Marciante
La Procura antimafia contesta le assoluzioni e punta a dimostrare che Domenico Friscia guidava la famiglia di Sciacca. A giugno il processo d’appello
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha impugnato la sentenza con cui, sei mesi fa, il gup Carmen Salustro ha condannato a 10 anni e 6 mesi Domenico Friscia, 62 anni, e assolto i politici Vittorio Di Natale, Rosario Catanzaro e l’imprenditore Giuseppe Marciante. L’inchiesta riguarda la presunta riorganizzazione di Cosa nostra a Sciacca e i rapporti del clan con politica e imprenditoria locali. In primo grado il giudice ha riconosciuto l’appartenenza di Friscia all’organizzazione mafiosa, ma ha escluso l’aggravante del ruolo di vertice. Proprio su questo punto i pm Claudio Camilleri, Francesca Dessì e Claudia Ticino hanno presentato appello, chiedendo alla Corte di riconoscere che l’imputato avrebbe promosso e diretto la famiglia mafiosa saccense. Friscia, difeso dall’avvocato Teo Calderone, è stato inoltre assolto dal voto di scambio. Assolti anche l’ex consigliere comunale Di Natale e Catanzaro, accusati di aver stretto un accordo politico-elettorale con Friscia: per loro l’accusa aveva chiesto rispettivamente 8 anni e 6 anni e 8 mesi. La Dda ha impugnato anche l’assoluzione di Marciante, nipote di Friscia e titolare della Gsp Costruzioni, ritenuto dagli inquirenti la mente imprenditoriale del gruppo. La prima udienza del processo d’appello è fissata per il 10 giugno.





