Il sindaco esordisce la seduta consiliare alimentando la frattura col Pd. Gran parte dell’opposizione ha paura della sfiducia e si tirerà a campare

Inizio delle seduta consiliare di ieri sera traumatica. Il sindaco, nella parte delle comunicazioni prima dei punti all’ordine del giorno della seduta, ha preso parola e ha ribadito la sua versione dei fatti che hanno portato alla frattura irreparabile col Pd. Un esordio traumatico che è stato un attacco durissimo al Pd il quale, per bocca dei consiglieri comunali, ha replicato con altrettanto durezza. La frattura è davvero insanabile. Dal lato delle opposizioni, dal centrodestra agli indipendenti, si è notata la formula che sino ad oggi ha consentito l’approvazione degli atti amministrativi. Le opposizioni criticano aspramente l’Amministrazione comunale, sottolineando anche che il progetto Termine è fallito. Ma dopo ore e ore di interventi critici, alla fine “per il senso di responsabilità, approvano tutto. Si è capito bene, ieri sera, che gran parte del centrodestra, indipendenti come La Barbera, Santangelo, pare di consiglieri della Dc co Sabella e Venezia, Forza Italia, Gaetano Cognato di Fratelli d’Italia, teme la sfiducia e quindi non la vuole. Le motivazioni spaziano dal “trauma per la città” alla paura dell’orco cattivo che sarebbe il commissario straordinario che guiderebbe la città in caso di sfiducia al sindaco. Ci sono alcune posizioni a favore della sfiducia come quella di Bono, Bivona, Blò, Brucculeri, Mandracchia, ma il resto ha dimostrato di preferire che l’agonia della città continui fino alla scadenza naturale. Agonia sottolineata sempre dagli interventi delle opposizioni. Ma la paura di essere trombati è superiore al “progetto fallito” del sindaco Termine. Il quale ha ribadito che andrà avanti a testa bassa, comporrà la sua giunta (riempirà le poltrone vuote) con formule che non ha spiegato: coinvolgimento dei consiglieri comunali, apertura alla città, alla società civica. Insomma, una fiera di “aperture” non chiarite. Del resto, il sindaco sa benissimo che le delibere, alla fine, saranno sempre approvate dal Consiglio comunale anche se precedute da aspre critiche. La strategia del sindaco è abbastanza chiara per arrivare alla fine del mandato: la paura delle opposizioni è il suo scudo. Si andrà avanti con un copione che la città ha visto e continua a vedere. Il sindaco, solo contro tutti, ha rotto con il Pd, M5S, Avs, ma sa bene che i numeri per le approvazioni degli atti arriveranno dai consiglieri comunali che sotto l’egida del “bene per la città” daranno il loro voto. La politica, quella con la p bassa, è questa. Il sindaco lo sa e mette sotto scacco tutti. Con quel viso da vittima tutto può. Così è se vi pare.