(fotogallery) Sicilia devastata: “Danni come dopo un bombardamento”
Il presidente Schifani incontra le comunità colpite: oltre un miliardo di euro di distruzione. Stanziati i primi 70 milioni, Cocina nominato commissario straordinario
La Sicilia fa i conti con quella che il presidente della Regione Renato Schifani ha definito “la più grande catastrofe per estensione e intensità degli ultimi decenni”. Il maremoto che ha colpito l’isola il 19, 20 e 21 gennaio 2026 ha lasciato dietro di sé un paesaggio di macerie, infrastrutture distrutte, interi tratti di costa irriconoscibili e comunità profondamente ferite. Nella giornata del 23 gennaio, Schifani ha incontrato le popolazioni colpite, accompagnato dal direttore generale della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, e dai suoi funzionari. Una presenza costante sui luoghi del disastro, necessaria per definire rapidamente le azioni più efficaci per avviare una ricostruzione che si preannuncia lunga e complessa. Il primo bilancio dei danni provocati dalla tempesta “Harry” supera il miliardo di euro. Una cifra impressionante, che il presidente ha paragonato agli effetti di una “campagna di bombardamenti”. Per far fronte alle urgenze immediate, la Regione ha già stanziato 70 milioni di euro: risorse destinate alla messa in sicurezza di edifici, strade, argini e aree costiere, oltre che agli interventi più urgenti per garantire assistenza alle comunità colpite. “Sono una goccia nel mare rispetto a ciò che è accaduto”, ha ammesso Schifani, sottolineando la necessità di un intervento massiccio da parte del governo nazionale. Per coordinare l’emergenza, il presidente ha nominato Salvo Cocina commissario straordinario. Una scelta che punta a centralizzare le decisioni operative e accelerare le procedure, evitando rallentamenti burocratici in una fase in cui ogni giorno può fare la differenza. Mentre proseguono i sopralluoghi della Protezione civile, la Sicilia prova a rialzarsi. Le comunità costiere, tra le più colpite, chiedono risposte rapide e un piano di ricostruzione che non si limiti a riparare i danni, ma che rafforzi il territorio contro eventi estremi destinati, purtroppo, a diventare sempre più frequenti.








