Ciclone in Sicilia: “Non è un’emergenza, è il conto di decenni di scelte sbagliate”
Italia Nostra denuncia responsabilità politiche e urbanistiche: ecosistemi cancellati, coste consumate e opere abusive hanno amplificato la devastazione. “Ora servono sanazione, prevenzione e una nuova visione del territorio”
Il ciclone Harry ha colpito la Sicilia con una violenza annunciata, trasformando le fragilità del territorio in ferite profonde. Le mareggiate hanno inghiottito tratti di litorale già compromessi, distrutto infrastrutture, allagato abitazioni e messo in ginocchio attività economiche. Una devastazione che, secondo Italia Nostra, non può essere liquidata come un evento imprevedibile. Il vicepresidente regionale Leandro Janni parla di “danni prevedibili”, aggravati da decenni di scelte sbagliate: ecosistemi costieri cancellati, sistemi dunali distrutti, costruzioni spinte fino al limite della battigia. Un modello di gestione che ha ignorato leggi, pianificazione e prevenzione, mentre i cambiamenti climatici amplificavano la forza dei fenomeni meteomarini. Condoni, abusivismo e politiche miopi hanno prodotto “illusioni e danni”, afferma Janni, che definisce il ponte sullo Stretto “una provocazione beffarda”, capace solo di sottrarre risorse a un territorio che avrebbe invece bisogno urgente di interventi strutturali. Italia Nostra chiede una svolta radicale: stop al consumo di suolo, demolizione delle opere incompatibili, rinaturalizzazione dei litorali, ripristino degli ecosistemi e una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. Un nuovo modo di abitare e proteggere l’Isola, dalle coste alle montagne. “Serve coraggio, serve immaginazione. E serve adesso”, conclude Janni.





