Ciclone e danni: bufera politica sui fondi del governo
Opposizioni e sindacati giudicano insufficienti i 100 milioni stanziati per Sicilia, Calabria e Sardegna. Musumeci: «Solo prime misure, altri fondi dopo la stima completa dei danni».
Crescono le polemiche dopo lo stanziamento di 100 milioni di euro deciso dal governo nazionale per fronteggiare i danni del ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna, insieme alla dichiarazione dello stato di emergenza. La cifra – 33,3 milioni per ciascuna regione – è ritenuta da più parti largamente insufficiente rispetto all’entità delle devastazioni. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha chiarito che le risorse serviranno esclusivamente a coprire le prime spese sostenute dai Comuni e che ulteriori fondi arriveranno non appena le Regioni presenteranno un quadro dettagliato dei danni. Le prime stime regionali parlano di oltre 1,2 miliardi complessivi: circa 300 milioni in Calabria, 200 in Sardegna e almeno 700 milioni in Sicilia, cifra che secondo valutazioni informali potrebbe superare il miliardo. Le opposizioni contestano duramente la decisione. Secondo Elly Schlein, “cento milioni non sono sufficienti» e mancano procedure rapide ed efficaci. Peppe Provenzano sottolinea che in Sicilia i danni superano già il miliardo, aggravati dalla frana di Niscemi, e chiede interventi più consistenti e misure fiscali straordinarie. Critico anche il M5S: per Antonio De Luca si tratta di «un’elemosina», mentre Ismaele La Vardera parla di «briciole» per una regione di serie D. Per Michele Catanzaro (Pd) “il governo regionale deve imporsi con determinazione i bisogni dei siciliani e non essere sempre servile”. Duro il giudizio anche della Cgil Sicilia: per il segretario Alfio Mannino lo stanziamento «sembra una burla» rispetto ai danni stimati, ricordando che solo poche ore prima si era parlato di almeno 500 milioni per i primi interventi.





