Cronaca

Castelvetrano: il silenzio che fa rumore. Quando la musica contro la mafia viene spenta

Il parco archeologico di Selinunte non aveva frapposto nessun ostacolo all’iniziativa ma la Regione Siciliana non ha finanziato il progetto

La rinuncia al festival musicale contro la mafia a Castelvetrano, città d’origine di Matteo Messina Denaro, non è solo una questione organizzativa. La scelta appare come un’occasione mancata di farne un evento a cadenza annuale e trasformarlo in simbolo della rinascita civile dell’isola. La manifestazione, nata pochi mesi dopo la cattura del superlatitante e ospitata tra i templi di Selinunte, pochi giorni fa è stata spostata improvvisamente dagli organizzatori nella località estiva palermitana di Mondello. Una scelta che appare come una crepa nel muro della resistenza civile. Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, spiega che da parte loro non è stato frapposto nessun ostacolo all’iniziativa: “Quando ci sono eventi che hanno un forte scopo sociale noi siamo pronto a sostenerli. Mi dispiace per quanto successo – dice – noi eravamo pronti anche quest’anno ad ospitare il festival contro le mafie”. In effetti, il parco lo aveva ospitato nel 2023 e nel 2024. L’associazione “A nome loro”, che lo promuove, lo proporrà invece nella località balneare palrmitana durante un evento gastronomico: un impatto nettamente diverso rispetto a ciò che sarebbe stato a Selinunte. L’associazione parla di “mancanza di sostegno concreto” da parte della Regione Siciliana, che ha scelto di non finanziare il progetto. Ma parla anche di mancanza di una reazione forte da parte del territorio trapanese, che avrebbe dovuto fare di questo evento un simbolo di riscatto. “Non compete a me commentare la reazione di delusione degli organizzatori – continua Crescente – posso dire che nel territorio castelvetranese oggi si respira un clima più tranquillo e c’è una maggiore sensibilizzazione della società civile. Noi come parco – conclude – abbiamo dato disponibilità ad ospitare l’evento e avevamo lasciato libera la data del 13 settembre. Fino all’ultimo momento eravamo pronti a fornire come sempre il nostro supporto logistico”. L’associazione organizzatrice ha fortemente criticato il governo regionale: “Per ben tre volte – dicono – abbiamo richiesto un incontro all’Assessore regionale Elvira Amata, senza mai ricevere risposta. Hanno scelto di non sostenere un evento che per noi è anche un tentativo di presidiare un territorio per troppo tempo abbandonato”.

Al di là della reazione frutto di una forte delusione e degli aspetti economici, l’evento musicale a Selinunte rappresenta un progetto da recuperare. In una terra che ha conosciuto il silenzio imposto dalla paura, la musica deve essere voce, denuncia, speranza. E invece, il silenzio torna protagonista. Anche se tra i templi di Selinunte durante tutta l’estate decine di eventi hanno contribuito a valorizzare l’arte e la bellezza che devono esser fulcro per un processo di riscatto delle nuove generazioni. La lotta alla criminalità organizzata non si fa solo nei tribunali o con le operazioni di polizia. Si fa anche con i gesti culturali, con i festival, con le piazze ed i luoghi d’arte che si riempiono di giovani, di parole, di note. Ed appare davvero strano che non sia stato possibile sostenere un festival contro la mafia nel cuore di una delle sue roccaforti storiche.

Giuseppe Recca

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