In occasione delle celebrazioni per l’anniversario della “Pace di Caltabellotta”, firmata nel 1302 al confine con il territorio di Sciacca, alcuni sindaci della provincia di Agrigento con addosso la fascia hanno partecipato al corteo storico che dopo avere attraversato le viuzze del centro abitato ha raggiunto la Cattedrale. Hanno rievocato il trattato che nel 1302 pose fine alla sanguinosa Guerra dei Vespri, che per venti anni coinvolse Angioini e Aragonesi. Un accordo, all’epoca, che sancì non solo la conclusione di un sanguinoso conflitto che toccò l’intera Sicilia, ma che ridisegnò anche gli equilibri politici del Mediterraneo, che riconosceva Federico III d’Aragona sovrano dell’isola e assegnava definitivamente il Regno di Napoli agli Angioini.
Il suggestivo corteo storico era composto da un centinaio di figuranti in abiti d’epoca che hanno attraversato le suggestive stradine dell’antico borgo, fino alla Cattedrale. Dame e cavalieri, nobili e popolani, musici e sbandieratori hanno il percorso, ricreando l’atmosfera di sette secoli fa.
E da Caltabellotta è partito anche un forte messaggio di pace con il coinvolgimento di alcuni sindaci agrigentini, che per l’occasione si sono trasformati in “Costruttori di Pace”. Con loro Giuseppe Pendolino, presidente del Libero Consorzio comunale di Agrigento. Gli eventi proseguiranno oggi e domani e per l’occasione i ristoranti di Caltabellotta e della frazione di Sant’Anna offrono anche un menù a tema medievale. Ad organizzare l’evento è l’associazione Pace di Caltabellotta, con il contributo del Comune di Caltabellotta e dell’Assessorato regionale alle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, con la collaborazione della Pro Loco, l’associazione culturale “I Sognattori” e dell’Istituto comprensivo “Roncalli”. La rievocazione vuole essere un tuffo nel passato per riportare in vita uno degli eventi più significativi della storia siciliana. Quel trattato non fu solo una soluzione politica: fu un gesto di riconciliazione, un atto di dialogo tra potenze che avevano devastato terre e popoli. Oggi, in un mondo ancora lacerato da conflitti, Caltabellotta ha voluto ricordare che anche le guerre più dure possono trovare una via d’uscita, se c’è volontà di ascolto e rispetto reciproco.
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