Appalti e nomine clientelari, il riesame rigetta il ricorso della Procura: niente arresto per Carmelo Pace.
Il Tribunale del riesame di Palermo respinge tutti i ricorsi della procura di Palermo nell’inchiesta che vede coinvolto, fra gli altri, Totò Cuffaro
RIBERA- Il Riesame ha rigettato l’appello dei pm contro l’ordinanza del Gip che aveva rigettato la richiesta degli arresti domiciliari per la corruzione contestata, oltre che all’ex presidente della Regione, anche al depurato regionale della Dc, Carmelo Pace (difeso dagli avvocati Lillo Fiorello e Rosaria Giacomazzo), all’imprenditore favarese Alessandro Vetro (difeso da Giuseppe Barba), al direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale Giovanni Tomasino (difeso da Luigi Mattei e Velio Sprio).
Carmelo Pace era accusato di corruzione insieme all’imprenditore di Favara Alessandro Vetro e al direttore del Consorzio di bonifica Giovanni Tomasino: non reggono nemmeno le altre accuse all’ex governatore.
La Procura, in particolare, contesta a Pace di avere fatto da tramite fra Totò Cuffaro e il direttore generale del Consorzio di bonifica, Giovanni Tomasino, consegnando a quest’ultimo una tangente di 25 mila euro in contanti che l’ex governatore aveva ricevuto dall’imprenditore favarese per favorirlo nell’assegnazione delle gare che sarebbero state bandite.
Il tribunale del Riesame di Palermo ha respinto anche l’appello della Procura che mirava ad aggravare la posizione di Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, già ai domiciliari con le ipotesi di corruzione, falso e turbativa d’asta.





