Addio a Giuseppe Sutera, il “poeta” delle scarpe
Calzolaio e artista che trasformava la pelle in meraviglia

Sciacca saluta con commozione Giuseppe Sutera, scomparso all’età di 91 anni, figura storica dell’artigianato locale e conosciuto da tutti come l’artista delle calzature. Calzolaio di professione per una vita intera, Sutera non ha mai smesso di creare, neppure dopo la pensione: ha semplicemente trasferito il suo laboratorio a casa, trasformando la quotidianità in un’officina di fantasia, colori e forme fuori dal comune. Le sue scarpe, rigorosamente fatte a mano e in pelle, erano il frutto di una cura maniacale del dettaglio e di una creatività che andava ben oltre il mestiere. Modelli originalissimi, pezzi unici, capaci di unire la tradizione dell’arte calzaturiera italiana con un’estetica personale e inconfondibile. Non erano semplici calzature: erano opere d’arte da indossare, pensate per chi ama il bello e cerca nell’artigianato un valore che supera la funzione. Il suo talento lo aveva portato a esporre in fiere nazionali dell’artigianato, oltre che in numerose manifestazioni locali. E per mostrare la sua maestria, Sutera realizzava anche scarpe di dimensioni monumentali, veri capolavori scenografici: la più grande della sua collezione raggiungeva i due metri e sessanta centimetri, tanto da poter contenere comodamente una persona. Un’opera che, come molte altre, la scorsa estate aveva attirato la curiosità di residenti e turisti durante l’esposizione en plein air alla Chiazza, in via Licata. Giuseppe Sutera era anche un grande amante del ballo. Fino a qualche anno fa partecipava alle serate danzanti indossando le sue scintillanti scarpe in pelle, simbolo di un’eleganza semplice e di una vitalità che lo ha accompagnato fino a tarda età. E fino a poco tempo fa, nonostante gli anni, continuava a lavorare: modellava, cuciva, lucidava. Creava per il puro piacere di creare. Con la sua scomparsa, Sciacca perde non solo un artigiano di straordinaria abilità, ma un uomo che ha saputo trasformare un mestiere antico in un linguaggio artistico personale, riconoscibile e profondamente legato alla sua città.






