Terremoto nello Ionio: cosa dicono gli esperti
L’area dell’Arco Calabro-Peloritano e del mar Ionio sia al centro di importanti processi tettonici attivi con eventi sismici anche distruttivi in passato recente
“Il terremoto della scorsa notte ci ricorda come l’area dell’Arco Calabro-Peloritano e del mar Ionio sia al centro di importanti processi tettonici attivi con eventi sismici anche distruttivi in passato recente e come la prevenzione e mitigazione del rischio sismico non possa prescindere da un’analisi dettagliata del territorio e dal continuo aggiornamento delle conoscenze geologiche e geofisiche”. Lo ha dichiarato oggi Carmelo Monaco, della Società Geologica Italiana e ordinario di Geologia Strutturale dell’Università di Catania. Il sisma, di magnitudo 5.1, è stato registrato a circa 65 km. E’ stato ampiamente risentito in Sicilia orientale e in Calabria meridionale, ma non ha creato danni. Da notare comunque che, secondo quanto riportato dal sito web dell’INGV, “per eventi lontani dalla costa e quindi dalla rete sismica, la profondità ipocentrale è un parametro di difficile determinazione, per cui la stima potrebbe essere rivista con analisi successive”. La mappa della sismicità mostra come negli ultimi decenni l’area sia stata interessata da un’attività sismica diffusa e con eventi ubicati a profondità sempre maggiori verso nord-ovest, dove delineano la subduzione della placca Ionica al di sotto del Mar Tirreno. Per quanto riguarda il Mar Ionio occidentale, un evento di ML 4.8 ha interessato la stessa zona il 16 aprile dello scorso anno.
“Da notare – ha aggiunto Monaco – che in corrispondenza dell’evento del 10 gennaio 2026, questo sovrascorrimento si trova a profondità superficiale (meno di 5 km, Cernobori et al., 1996; Minelli & Faccenna, 2010), non certo paragonabile alla profondità di 65 km attribuiti all’evento considerato. Inoltre il meccanismo focale indica chiaramente l’attivazione di una faglia trascorrente con movimenti orizzontali di tipo destro. Le suddette contraddizioni ci costringono a cercare altre sorgenti sismogenetiche, in altre parole strutture tettoniche che abbiano potuto generare il sisma in oggetto. In base a quanto riportato da studi recenti condotti nel Mar Ionio occidentale, a circa 50 km verso sud-ovest si trova un’altra importante struttura tettonica attiva nota ai geo-scienziati come “Ionian Fault” (Polonia et al., 2016; Fig. 2). Si tratta di un esteso sistema di faglie trascorrenti destre che – ha concluso Monaco – con direzione NO-SE, limita verso sud la placca ionica in subduzione, penetrando nell’entroterra siciliano a sud dello Stretto di Messina e propagandosi fino alle isole di Vulcano e Lipari nel Mar Tirreno meridionale. Anche se il meccanismo focale del terremoto del 10 gennaio 2026 è compatibile con la cinematica della Ionian Fault, questa struttura si trova ad una certa distanza dall’evento che invece sembra ubicato all’interno della placca in subduzione. Considerato che l’avanzamento dell’arco calabro verso il bacino ionico è influenzato da numerose strutture trascorrenti, il terremoto profondo in oggetto potrebbe suggerire che la placca ionica si stia lacerando e frammentando lungo il suo bordo sud-occidentale mentre si flette verso il basso e scende al di sotto del blocco Calabro-Peloritano. In conclusione, il terremoto della scorsa notte ci ricorda come l’area dell’Arco Calabro-Peloritano e del mar Ionio sia al centro di importanti processi tettonici attivi con eventi sismici anche distruttivi in passato recente e come la prevenzione e mitigazione del rischio sismico non possa prescindere da un’analisi dettagliata del territorio e dal continuo aggiornamento delle conoscenze geologiche e geofisiche.





