Social vietati agli under 15: la protezione dei minori diventa sistema

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La bozza di legge introduce controlli obbligatori sui dispositivi e sposta la responsabilità lungo tutta la filiera digitale.

Il governo prepara una stretta sull’accesso dei minori ai social network. La bozza di disegno di legge discussa a Palazzo Chigi punta a vietare l’ingresso alle piattaforme sotto i 15 anni, con l’ipotesi di scendere a 14. Una svolta che intreccia educazione, tutela dei minori e regolazione del mercato digitale. Il testo nasce dopo una riunione coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano con i ministri Valditara, Roccella, Abodi e Foti, e dovrà passare al vaglio di Agcom, Autorità per l’infanzia e Garante privacy. La soglia proposta supera l’attuale “maggiore età digitale”, fissata a 14 anni dal Codice privacy. Ma il nodo non è solo anagrafico: il governo vuole superare il sistema basato sull’autodichiarazione, spesso aggirabile, introducendo verifiche effettive dell’età. Il cuore operativo della bozza è infatti l’obbligo di attivare sistemi di parental control già alla configurazione dei dispositivi, insieme a pacchetti junior forniti dagli operatori. Una responsabilità distribuita tra piattaforme, produttori, rivenditori e famiglie, chiamate a intervenire “a monte” e non solo quando il problema emerge. A spingere l’esecutivo sono i numeri: il 94% dei minori tra 8 e 16 anni usa uno smartphone, sette su dieci tra gli 8 e i 10 anni frequentano social o piattaforme video, e il 13,5% degli adolescenti mostra un uso problematico dei social. Dati che il governo interpreta come segnali di un rischio strutturale, non più gestibile con la sola vigilanza familiare.