Rinnovo vertici Ecua, rinviato a “data da destinarsi”. Chi ha interesse a distruggere il Consorzio universitario agrigentino?
A motivare lo stop una lettera dell’assessore regionale alla Formazione sollecitato da una segnalazione dell’ex presidente Perino
AGRIGENTO- Messo in archivio l’anno di Agrigento Capitale Italiana della Cultura, i cui risultati sono enfatizzati solo da una passione irrefrenabile di autoreferenzialità del sindaco Miccichè, adesso i riflessori sono accesi sul Ecua, il Consorzio universitario agrigentino Empedocle, di cui il territorio e i giovani dovrebbero beneficiare, mentre la politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe prodigarsi per farlo navigare in mari sicuri e sereni. Invece no, la politica, quella litigiosa che caratterizza la provincia agrigentina, mostra il peggio di sè alzando freni, seminando ostacoli. Ma è solo politica con la p minuscola? Non solo, quello che sta succedendo ad Agrigento contiene anche rancori che vengono esplicitati sia pubblicamente con epistole, sia con pressioni oltre il limite della decenza nei confronti dei palazzi palermitani. A Palazzo d’Orleans come in assessorato alla Formazione. Il presidente della Regione, Renato Schifani, sembra chiudere gli occhi in misura maggiore di quella che per natura lo caratterizza. Eppure, Ecua ha un Cda nominato con decreto assessoriale, ha un presidente, Nenè Mangiacavallo, un vice presidente, Raffaele Sanzo, nominato al dimissioraio Perino. Mangiacavallo ha retto il Consorzio universitario negli scorsi con ottimi risultati ed è titolare di un curriculum che sembra un volume della Treccani. Dunque, è possessore di meriti, della meritocrazia. Ma c’è anche il capriccio del sindaco di Agrigento, Miccichè, che detenendo la maggioranza assoluta delle quote societarie fa il bello e il cattivo tempo. Nel caso specifico semina zizzania poichè non risce, volutamente, a rendere legale una assemblea dei soci per “prendere atto” delle nomine dell’assessorato relativa al Consiglio di Amministrazione della struttura universitaria. Eppure, non sta scritto da nessuna parte che necessita la “presa d’atto” dell’assemblea dei soci per le nomine del Cda. Ma ad Agrigento le menti distorte e contorte di taluni personaggi politici dominano l’interesse collettivo, l’interesse della crescita di un territorio, il senso del bene della cosa pubblica.
Nè fumata nera, nè bianca, dunque, ma tanta incertezza mista a cattiveria. L’assemblea dei soci di Ecua, il consorzio universitario Empedocle, si sarebbe dovuta svolgere oggi per la pretestuosa “presa d’atto” (che pure non esiste nello statuto) del nuovo presidente, Nené Mangiacavallo e del nuovo vicepresidente, Raffaele Sanzo, non si terrà. Tutto si è svolto in poche ore, ieri. Prima ai futuri nuovi componenti del Cda era giunta una richiesta di fornire gli atti necessari alla nomina. Poi, poco dopo, una nuova pec a firma del presidente uscente Giovanni Perino, con la quale si revoca la convocazione e la si rinvia a “data da destinarsi”. Strano che un uscente blocchi una assemblea. La motivazione è inserita nel documento inviato ai soci che però non è stato allegato (per dimenticanza?) nell’avviso reperibile sul sito on line di Ecua. Perino fa riferimento infatti ad una nota a firma dello stesso ex presidente con la data di ieri che è stata trasmessa dall’Assessore Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale (non allegata) e che ha spinto i vertici di Ecua ad uno stop. Cosa contenga la lettera non è da sapere. Meno si sa, meglio è. Nel linguaggio mafioso è pari al detto la megliu parola è chiddra ca un si dici noto. Si vocifera che a monte vi sia una missiva dello stesso Perino rivolta proprio all’assessore regionale che, a più spinto e senza porsi interrogativi, ha fatto scattare da parte del componente della Giunta Schifani la necessità di chiarire quanto sta avvenendo ad Agrigento. Tutto quindi “congelato” in attesa di chiarimenti e – molto probabilmente – di un commissariamento regionale dell’Università agrigentina, con un’impellente necessità per i guastatori di Ecua di dichiarazione del dissesto finanziario. Siamo nella terra che ha dato i natali a Pirandello, Sciascia, Camilleri. Chissà come si rivoltano nelle tombe a constatare la povertà mentale, visionaria, posturale di certa politica con la p miniscola. Elementi negativi e deleteri a cui si aggiunge il costante rancora per fatti personali.





