Quote rosa nei Comuni al 40%, ieri il voto finale all’Ars alla legge è saltata a causa delle fibrillazioni del centrodestra

DEPUTATE ARS 2026

Rischia di naufragare la riforma che aumenta fino al 40% la presenza delle donne nelle giunte comunali. Ieri il voto finale alla legge è saltato e la prossima settimana potrebbe non esserci più il tempo per rimediare a causa di un complicato intreccio di scadenze che riguardano altri articoli della riforma degli enti locali, ormai fuori tempo massimo. Gli scontri nel centrodestra stanno mandando all’aria un testo atteso da 2 anni

PALERMO- L’esultazione per la riforma che prevede almeno il 40% di presenza femminile nelle giunte comunali è durata 24 ore. Approvato martedì notte l’articolo che introduce l’obbligo a carico dei sindaci di nominare una giunta con almeno il 40% di donne, restavano da votare ieri alcune norme minori e gli articoli che introducono la figura del consigliere supplente e che consentono il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti (vero oggetto dello scontro). Ma l’Ars si è stoppata e con il voto segreto è stato bocciato, praticamente all’unanimità, un articoletto che avrebbe dato il via libera ai Comuni per la digitalizzazione di alcuni archivi. Su questo articoletto si è registrato un clamoroso Ko per 33-1 contro la legge che ha suggerito al centrodestra un rinvio alla prossima settimana. Il problema è che se, come probabile, le Amministrative verranno fissate il 17 maggio, non ci sarà modo di far entrare in vigore la norma sul terzo mandato prima di questo turno elettorale (servirebbe un margine di tre mesi di anticipo). E questo fa prevedere ai più navigati deputati che anche martedì la riforma verrà indirizzata su un binario morto (il ritorno in commissione) oppure cassata al momento del voto finale sull’intero testo. Entrambe le soluzioni travolgerebbero anche le norme approvate martedì, in primis quella sulla parità di genere.  C’è tempo fino a martedì per cucire fragili accordi. Ma perché valga la pena votare serve che ci sia anche un patto per fissare la data delle elezioni amministrative almeno il 24 maggio, se non dopo. Ipotesi che provocherebbe il contrasto col governo nazionale, orientato a fissare le Amministrative nel resto d’Italia il 17 maggio. La riforma che amplia gli spazi politici delle donne rischia di essere travolta da questo intreccio di veti e scadenze. E secondo alcuni big dell’Ars non sarebbe neanche un caso ma il frutto di un calcolo che i contrari alla norma sulle donne da giorni fanno dietro le quinte.