Mazzette per i permessi di soggiorno: 22 indagati nell’Agrigentino

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Rigettate le misure cautelari chieste dalla procura, ma l’inchiesta scuote i comuni di Camastra, Naro, Porto Empedocle, Siculiana e Comitini

È un’inchiesta che fa tremare più di un municipio dell’Agrigentino quella coordinata dalla procura guidata da Giovanni Di Leo, che ipotizza un vasto giro di corruzione legato al rilascio dei permessi di soggiorno. Ventidue gli indagati: pubblici ufficiali, titolari di agenzie, un avvocato, ispettori della polizia locale e persino un sindaco. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe trasformato un atto amministrativo in un affare illecito gestito attraverso intermediari e funzionari compiacenti. Lo scorso giugno la procura aveva chiesto misure cautelari per 14 dei 22 indagati. Ai domiciliari sarebbe dovuto finire Dario Gaglio, sindaco di Camastra, insieme agli ispettori della polizia locale Giovanni Cilia, Salvatore Scalisi, Maria Concetta Tallarita, all’agente Enzo Universo, alla funzionaria dell’anagrafe di Comitini Rosaria Valenti, al dipendente del Comune di Siculiana Giuseppe Zambito, oltre a Roberto Di Liberto, marito della vicesindaca di Comitini, e Gaspare Gallo. Per altri cinque indagati la procura aveva chiesto addirittura il carcere: Giuseppe Giglione e Annabel De Olivera, titolari di un’agenzia di disbrigo pratiche, la collaboratrice Maria Rita Grassagliata e Giuseppe Moscato, anche lui gestore di un’agenzia. Misure più leggere, come l’obbligo di dimora, erano state richieste per l’avvocato Nicola Mucci, per Epifania Cimino, ex funzionaria dell’anagrafe di Camastra oggi in pensione, e per Giuseppe Bartolotta. Il gip Alberto Lippini ha però rigettato tutte le richieste, ritenendo non sussistenti i presupposti cautelari. Una decisione che non ha chiuso il caso: la procura ha impugnato il provvedimento e la vicenda approderà in aula a marzo, quando si discuterà nuovamente della necessità o meno delle misure.