In Sicilia banche ancora in ritirata: analisi impietosa di First Cisl

Maggiore ricorso ai finanziamenti personali, timore di non poter fronteggiare le spese della vita quotidiana....

Maggiore ricorso ai finanziamenti personali, timore di non poter fronteggiare le spese della vita quotidiana. Questo il mix di fattori che desta grande preoccupazione

Banche che chiudono, sostenuto ricorso al credito al consumo, timore di metà dei siciliani di non riuscire a fronteggiare le spese della vita quotidiana con le proprie entrate. Marginale rimane la quota del risparmio. Come certificato dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl: dal dicembre 2012 al giugno 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è cresciuta del 20,6% contro il 45,1% della Francia e il 108,2% della Germania. Considerata l’inflazione, nello stesso periodo si registra tuttavia un calo reale del 2%. “Italiani, popolo di risparmiatori” è un mito tramontato: il tasso di risparmio lordo è più basso della media dell’area euro nonché nettamente inferiore a quello delle principali economie continentali. Questo il quadro che l’economia privata rilascia alla fine del 2025. Un mix di fattori che nella nostra regione desta preoccupazione e richiede grande attenzione da parte delle istituzioni. “La desertificazione marcia serrata chiudendo sportelli o accorpandoli. Ciò – evidenzia il Segretario generale First Cisl Sicilia, Fabio Sidoti –a famiglie e imprese crea problemi di fruizione dei servizi bancari, che, ricordo, in periodo di Covid, erano definiti essenziali. Ampie zone della Sicilia continuano a registrare il disimpegno degli istituti di credito che genera gravi disagi e sostenuta mobilità dell’utenza. Le aree interne poi soffrono maledettamente questo fenomeno perché caratterizzate da carenza infrastrutturale sia fisica che digitale”. “E’ paradossale – prosegue Sidoti – le filiali bancarie abbassano sempre più le serrande mentre varie finanziarie aprono. E’ questa l’evidente spia di un malessere che va fronteggiato con misure di contrasto, necessarie per evitare parallele forme di assistenza, attive fuori dal perimetro della legalità. Una banca che chiude attenua l’attrattività del territorio nel quale per anni ha operato. Imprese, commercio, sviluppo, risparmio vengono seriamente colpiti dalla continua revisione commerciale degli istituti di credito. La Sicilia paga poi caro il fatto di non avere più banche locali. Oltre alle Bcc ne è rimasta solo una, la Baps, ma queste realtà non sono sufficienti a recuperare i centri decisionali che non sono più allocati nella nostra regione”. “Tali considerazioni, ancora una volta, ci spingono, come First Cisl, a riproporre la costituzione di un Osservatorio regionale sull’attività bancaria che abbia – conclude Fabio Sidoti – capacità di analisi ma anche di interposizione e contrasto nel rispetto dell’articolo 47 della costituzione italiana, che, è bene ricordarlo, «impegna la Repubblica a incoraggiarlo e proteggerlo in ogni sua forma, disciplinando il credito e favorendo l’accesso al risparmio».

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