Il pericolo più grande è che Sciacca si abitui alle Terme chiuse

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Il Comitato Civico Patrimonio Termale è tornato davanti allo stabilimento per ribadire le proprie preoccupazioni

Nel giorno dell’undicesimo anniversario della chiusura delle Terme di Sciacca, il Comitato Civico Patrimonio Termale è tornato davanti allo stabilimento per ribadire le proprie preoccupazioni. C’erano i più tenaci attivisti e sostenitori della riapertura delle terme. Un’iniziativa simbolica, ma rappresentativa, anche se alcuni dei protagonisti non hanno nascosto un pò di delusione per la scarsa partecipazione di cittadini, ai quali avrebbero voluto raccontare la situazione attuale del famoso bando di riqualificazione. Colpisce forse un rischio evidente: che dopo undici anni di chiusura l’indignazione si affievolisca, che la comunità si abitui all’assenza delle Terme e che la pressione civica perda forza proprio nel momento decisivo. Sarebbe l’errore più grave. Sciacca non può permettersi di spegnere l’attenzione su un tema che riguarda identità, economia e futuro. Al centro dell’iniziativa di ieri, l’attesa per il 13 aprile, quando si saprà se il Partenariato Pubblico‑Privato avviato dalla Regione attirerà operatori qualificati. Un’attesa carica di speranza, ma anche di timori: i tempi lunghi della procedura rischiano di mettere in discussione la certezza dei 50 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione, vincolati a un cronoprogramma che scade nel 2029. Il Comitato chiede un piano B immediato qualora non arrivassero manifestazioni di interesse, per mettere in sicurezza le risorse. Denuncia inoltre l’incomprensibile esclusione delle grotte vaporose del Monte Kronio dall’avviso regionale e il ritardo nell’utilizzo dei fondi FSC, giudicato già “significativo e preoccupante”. Resta sospesa anche l’iniziativa “È tempo di prepararci per accogliere”, pensata per preparare il territorio ai futuri flussi del turismo termale.