Il cavallo tra tradizione e criminalità: la legge sul divieto fa esplodere il caso

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Catania al centro di un caso nazionale tra cultura, criminalità e salute pubblica

A Catania il cavallo non è solo un animale: è un simbolo identitario, culturale e – come ha ricordato il procuratore Francesco Curcio – anche uno status symbol criminale. Una realtà che torna prepotentemente nel dibattito mentre avanza la proposta di legge che punta a vietare il consumo di carne equina. Una norma che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe tutelare il cavallo come animale d’affezione, ma che secondo operatori e tecnici rischia di produrre l’effetto opposto: spingere ancora di più nell’ombra un mercato già permeato da illegalità.

Gli esperti dell’Istituto di Incremento Ippico avvertono che un divieto totale potrebbe alimentare la macellazione clandestina, fenomeno già emerso nelle indagini sulle corse illegali. Veterinari e investigatori parlano di cavalli non idonei al consumo umano, trattati con farmaci vietati, che finiscono comunque sulle tavole attraverso circuiti abusivi. Le forze dell’ordine hanno sequestrato più volte carne equina priva di tracciabilità, spesso in condizioni igieniche disastrose, soprattutto nelle zone di via Plebiscito e San Cristoforo.

La commissione parlamentare d’inchiesta ha denunciato la mancanza di risorse per monitorare la filiera e contrastare un fenomeno che è insieme criminale e sociale. E mentre la politica discute, resta aperta una domanda cruciale: vietare davvero protegge il cavallo o rischia di consegnarlo ancora di più alle mani sbagliate?