Aiuti regionali, obbligo del codice Cin e boom degli affitti brevi ridisegnano il settore ricettivo. La Sicilia è una delle poche regioni italiane in cui gli hotel aumentano.

Da un lato gli aiuti regionali alle ristrutturazioni e l’obbligo di “emergere” ottenendo il codice Cin; dall’altro il boom degli affitti brevi. È in questo scenario che cambia la mappa dell’industria ricettiva in Sicilia, una delle tre regioni italiane che, in controtendenza rispetto al trend nazionale, vede aumentare il numero degli alberghi resistendo all’escalation di Airbnb. Secondo l’elaborazione di Unioncamere-Infocamere su dati Movimprese, negli ultimi quattro anni in Sicilia le imprese alberghiere sono cresciute di 11 unità, raggiungendo quota 1.458. L’Isola è l’unica regione italiana a registrare un incremento a due cifre, mentre la Puglia si ferma a +1 e l’Abruzzo resta stabile. Un segnale di resilienza del comparto, che continua a reggere l’urto della concorrenza degli affitti brevi: al 30 settembre scorso le strutture extra-alberghiere attive erano 3.781, aumentate di 1.324 rispetto al 2021. Crescono anche i ristoranti, settore in cui la Sicilia è sesta in Italia per numero di attività e prima per incremento: sono 10.983, con un balzo di 1.040 unità in quattro anni.

Ecco il dettaglio degli alberghi per provincia:

  • Messina 356 (-6)
  • Palermo 229 (+11)
  • Trapani 222 (+16)
  • Catania 220 (+3)
  • Siracusa 165 (-6)
  • Ragusa 105 (-2)
  • Agrigento 102 (-3)
  • Caltanissetta 33 (+2)
  • Enna 26 (-4)