Consorzio Universitario Agrigentino, chi rema contro? Il sindaco Miccichè scenda dall’Aventino e mostri responsabilità (se ne è capace)
Messo in soffitta l’anno di Agrigento Capitale della Cultura 2025, il capoluogo della nostra provincia mostra tutto il suo limite privilegiando la visione del cortile politico anziché lo sviluppo di un territorio provinciale condannato ad essere la Cenerentola in ogni ambito che dovrebbe caratterizzare lo sviluppo socio-economico del territorio. La bassa politica fa da orribile cornice ed è responsabile del sottosviluppo del territorio. Adesso la bassa politica ha nel mirino delle lotte intestine il Consorzio Universitario Agrigentino
AGRIGENTO- La bassa politica mortifica e offende un territorio che vanta figli illustri della cultura come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri. Un amaro destino che fa da deleterio contraltare ad una storia di eccellenza nell’ambito della letteratura, della cultura. L’anno 2025 ha visto vanificare le opportunità di Agrigento Capitale Italiana della Cultura. Il risultato, purtroppo, è il contrario del mondo fantastico abitato dal sindaco di Agrigento, Francesco Miccichè. Un mondo fantastico nel quale abita solo il primo cittadino del capoluogo. Finito l’anno della occasione perduta, il primo cittadino sembra intento ad occupare il suo tempo replicando una visione miope, deleteria. Insomma, si sta impegnando a fare il bis della ottusità politica e amministrativa. Peccato che il danno si ripercuota sui giovani universitari della nostra provincia, sulla cultura e istruzione. Un terreno in cui il sindaco primeggia per incapacità di visione e di programmazione. Ieri l’altro è stata la Cgil, con una nota firmata dal segretario provinciale, a lanciare l’ennesimo allarme. La CGIL di Agrigento parte dal comunicato stampa del dimissionario vicepresidente del Consorzio Universitario di Agrigento, dottor Giovanni Ruvolo che ha ribadito le sue dimissioni accompagnandole da forti e preoccupate polemiche. Ma anche da affermazioni che, per la gravità. andrebbero rese alle autorità giudiziarie se confortate da prove e documenti. Le rumorose dimissioni del vice presidente del Consorzio per la Cgil confermano “lo stato di profonda crisi in cui versa il Consorzio Universitario, più volte denunciato dalla CGIL di Agrigento. Una crisi che rischia di diventare irreversibile se continueranno le liti e i regolamenti di conti tra partiti riconducibili alla maggioranza che sostiene il Governo regionale, liti che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico e con il diritto allo studio”. La Cgil è preoccupata anche “dal silenzio dei sindaci che dovrebbero difendere con tutte le proprie forze una delle poche realtà positive che la provincia di Agrigento possiede”. Ma così non è. Anzi, il sindaco Miccichè sta mostrando tutto il suo impegno a creare ostacoli al Consorzio Universitario. Miccichè, con il 64% delle quote da parte del Comune di Agrigento, rappresenta la maggioranza assoluta del Consorzio. Ma è proprio il sindaco Miccichè che rende latitanti le sue responsabilità. Ed è la Cgil, nella nota, ad invitare Miccichè “a prendere atto della situazione e ad assumere le proprie responsabilità, consentendo l’insediamento della governance del Consorzio e della figura già designata alla Presidenza”, cioè l’onorevole Antonino Mangiacavallo. La Cgil ricorda a Miccichè che “non farlo significherebbe condannare definitivamente il Consorzio Universitario di Agrigento. Sarebbe davvero imperdonabile perseverare in atteggiamenti di chiusura o di rinvio, le cui conseguenze ricadrebbero sugli studenti, sui lavoratori e sull’intero territorio agrigentino, già duramente provato”. La CGIL di Agrigento avverte che si “attiverà con tutti gli strumenti democratici e sindacali a propria disposizione per fare emergere, in tutte le sedi opportune, le responsabilità singole e politiche di questo grave stallo”. Lo stallo denunciato dalla Cgil ha anche un contraltare di rilievo epistolare. Una lettera firmata dal presidente del Consorzio Universitario Agrigentino, Antonino Mangiacavallo, inviata alla dirigente dell’Ecua, avvocata Laura, e al Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, rende palese lo stato di stallo in cui versa l’importante struttura universitaria. Mangiacavallo evidenzia che l’Assemblea dei Soci del Consorzio Universitario Empedocle di Agrigento, convocata in prima ed in seconda convocazione per il 22 dicembre u.s., non ha potuto deliberare sui punti all’ordine del giorno riguardanti il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Ente per mancanza di numero legale, secondo quanto previsto dall’art. 11 dello Statuto dell’Ente. Ovviamente, il grande assente è il Comune di Agrigento e il singolo abitante del fantastico mondo di cui ho scritto prima. Il sindaco dovrebbe spiegare, qualora avesse il coraggio di farlo, perchè è di ostacolo allo svolgimento dell’Assemblea dei Soci del Consorzio. Assemblea che dovrebbe essere stata già celebrata ad un mese dalla emanazione del decreto di nomina del Presidente del Consiglio di Amministrazione e dalla designazione del Rappresentante dell’Università degli Studi di Palermo in seno allo stesso CdA. Mangiacavallo evidenzia che “da quanto riportato dalla stampa ma anche da fonti accreditate, che la situazione economico-finanziaria e quella relativa alle risorse umane dell’Ente sono critiche, tanto da comprometterne la normale erogazione di servizi essenziali sia per le attività didattiche che per quelle amministrative”. Ed è questo un grido di allarme che non può essere sottaciuto. Anzi va colto immediatamente richiamando alle proprie responsabilità chi con stupida goduria alza il freno alla attività del Consorzio Universitario. Ma c’è di più. Mangiacavallo evidenzia ancora che “se risultasse vero che non è ancora stato approvato il bilancio di previsione per l’anno 2025, così come altri atti fondamentali per il normale funzionamento del Consorzio, risulterebbe ancora più grave la decisione di rinviare ancora, e sine die, l’insediamento del nuovo CdA, configurandosi, altresì, sostanziali responsabilità personali a carico di chi determina tale pericoloso ritardo”. Altro ritardo incomprensibile riguarda l’insediamento del Cda del Consorzio che deve essere preceduto da una “presa d’atto”, da parte dell’Assemblea dei Soci, delle avvenute designazioni, senza la quale non sarebbero esecutive le nomine dei Componenti del medesimo CdA. Mangiacavallo sollecita l’avvocata Grado di “volere verificare se risulta giuridicamente sostenibile la suddetta presa d’atto e la sua eventuale inderogabilità, e poi di attivarsi, qualora lo ritenesse utile, per tentare di fare uscire l’attuale governance da una “empasse” che rischia seriamente di compromettere la sopravvivenza stessa di un Ente importante, quale è il Consorzio Universitario di Agrigento”.
Dunque, il polo universitario agrigentino rischia seriamente di infrangersi tra gli scogli di una politica di bassa lega, espressione di occhi bendati e pronta a far fallire una realtà che riguarda l’istruzione, la cultura. E lo sconquasso avviene, destino crudele ma cercato, in quella che fu Agrigento Capitale Italiana della Cultura.
Oggi interviene anche l’onorevole Michele Catanzaro, capogruppo Pd all’Ars che sottolinea come le dimissioni del vicepresidente del Consorzio Universitario di Agrigento, “confermano le tensioni e le contrapposizioni interne alla maggioranza che governa la Regione. Un presidio fondamentale per la formazione dei giovani agrigentini viene oggi travolto da situazioni che danno una ulteriore prova che la politica regionale continua a non mettere al centro il bene comune e, in questo caso, il sacrosanto diritto allo studio”. Catanzaro chiede un intervento immediato della Regione: “Il presidente Schifani dia risposte concrete e valuti con urgenza le prerogative che regolano l’attività del Consorzio. Gli oltre 1.300 studenti iscritti ai corsi attivi ad Agrigento e in provincia, non ultimo il progetto in itinere per un corso in “Turismo e Termalismo” a Sciacca, hanno diritto a un servizio stabile, trasparente ed efficiente. Il diritto allo studio è sacro e va tutelato con atti chiari, non con annunci o scaricabarile. Serve trasparenza, responsabilità amministrativa e una governance capace di garantire continuità alle iniziative già deliberate – conclude Catanzaro – non permetteremo che l’inerzia o le lotte interne alla maggioranza mettano a rischio un presidio essenziale per il futuro del territorio”.





