Centrodestra…testardamente disunito. Le opposizioni sembrano amare il harakiri
La politica saccense è sempre più un palcoscenico sul quale si recita a soggetto o ci sono personaggi in cerca d’autore. Si avvicina sempre più ad un copione carnascialesco con la differenza che il carnevale a Sciacca è cosa seria mentre la politica è l’opposto
SCIACCA- Dopo tre anni di oblio della politica, gli ultimi mesi dell’anno appena trascorso hanno offerto l’occasione di un risveglio inaspettato del mondo mediatico. La politica sonnecchiava, il Consiglio comunale non offriva spunti di rilievo, anzi era diventato un sonnifero. Insomma, tre anni in cui non accadeva nulla se non fatti di ordinaria amministrazione con le parti politiche che recitavano, spesso balbettando, i ruoli di circostanza. Ma venne l’autunno e oltre a ingiallire le foglie degli alberi ha rinverdito uno scenario che era difficile da immaginare. La coalizione che ha sostenuto il sindaco Fabio Termine si è compattata isolando, nel contempo, il sindaco a cui è rimasto il solo e fido consigliere comunale e assessore Fabio Leonte. Su 24 consiglieri, oggi il sindaco dalla sua parte ne ha uno solo. Ben 23 eletti dal popolo sono opposizione. Ma è qui che la politica si trasforma in teatro con spiccata propensione alla farsa. Il Pd, M5S e Verdi diventano ex alleati, si compattano e isolano imputando al sindaco una gestione politica-amministrativa da solista. Nel contempo, si assiste ad un secondo atto della commedia-farsa che viaggia, paradossalmente, in parallelo col primo atto, quasi mano nella mano. L’opposizione originaria, in Consiglio comunale maggioranza bulgara con 17 seggi su 24, comincia a frazionarsi. Nasce il duo Blò e Brucculeri che costituisce una opposizione a parte. Ma si rafforza anche il gruppo misto di indipendenti con l’ingresso di consiglieri eletti nella coalizione che sosteneva Ignazio Messina candidato a sindaco. Avviene la deriva dei continenti in versione 2.0 con la nascita di gruppi e solisti che danno vita ad un frazionamento delle opposizioni. Si assiste, paradossalmente, a sedute consiliari dove componenti della maggioranza numerica rimangono colpiti dal “fuoco amico”. La farsa delle opposizioni che fanno opposizione a sè stesse. Abbiamo da poco riaperto il teatro chiuso da decenni, ma i teatranti non sono mancati, quelli della politica politicante (scusate il bisticcio delle parole). Pd, M5S e Verdi si compattano dopo essere stati defenestrati dal sindaco, il quale inanella un numero di errori che neanche il più specialistico dei manuali in materia riesce a contenere. Comincia con la defenestrazione dell’assessore Salvatore Mannino il quale gli ha dato un notevole contributo per la vittoria. Poi l’omicidio politico del suo movimento, Mizzica, quello che doveva aprire l’Istituzione cittadina come una scatola di tonno. Ci provarono, con il Parlamento, i grillini di Beppe il comico. Aprirono la scatoletta di tonno e si accorsero di quanto buono fosse. Non era, dunque, una scatoletta da aprire e gettare. Si adeguarono magnificamente conservando il magnifico prodotto del mare. Gettarono via, invece, l’uno vale uno. “Giuseppi” fu l’esempio inverso arrogandosi il merito che lui è il migliore di tutti. Il sindaco Fabio Termine ha aperto la scatoletta di Mizzica lasciando alla deriva i mizzichini. Si accorse che il potere e’ meglio di altra attività nata con l’uomo e la donna all’alba del mondo. Abolì il “civismo” fulminato sulla via del Pd. Lo fece il giorno di San Silvestro tesserandosi con il Pd. Proprio quel partito oggetto del suo video pre-elettorale “Mai più col Pd”. Lo fece nella segretezza che neanche alla Cia riescono a garantire. Ripudiò il deputato saccense e capogruppo del Pd all’Ars, Michele Catanzaro aderendo alla corrente opposta, lanciando una evidente sfida per mire di carriera politica. Tu quoque, Brute, fili mi . Ricevere coltellate capitò anche a Cesare. Solo che Brute diventa, oggi, Fabius. Poi defenestra tre assessori, due del Pd e uno di M5S. Infine, rimane con un solo consigliere comunale. Ma c’è la ciliegina. Gli ex alleati sono pronti a sottoscrivere la sfiducia e ridare la parola agli elettori. C’è tempo per poter sfiduciare il sindaco, fino a febbraio, e votare a giugno prossimo.
Ma qui, ecco il colpo di scena. Alcuni consiglieri comunali dell’opposizione si riuniscono in un club sportivo non per tifare la squadra del cuore, ma per tifare l’avversario. In tal caso, il sindaco. Per “il bene della città”, una decina di consiglieri comunali sono contrari a ritornare a casa e rimettersi alla volontà degli elettori. Preferiscono lasciare in agonia per 18 mesi la città. Si, in agonia. Poichè sono loro a dire negli interventi in aula consiliare che il progetto Termine è fallito. Immaginano una intesa “velata” che serva ad arrivare fino a giugno 2027.
Adesso, gli ex alleati di Termine, Pd, M5S e Verdi sono sostenitori della mozione di sfiducia. L’intevista di Simone Di Paola, rilasciata alla collega Maria Genuardi di Rmk, contiene con chiarezza quei “segnali” che le opposizioni attendevano. Ma ora che il segnale è arrivato, in modo inequivocabile, parte delle opposizioni sale sull’Aventino. “Per il bene della città” perchè dobbiamo andare a casa? La paura fa 90, meglio tirare a campà per altri 18 mesi. E come fuochi d’artificio, ieri mattina viene ufficializzato lo scontro interno a Fratelli d’Italia. Gaetano Cognata e Calogero Bono sono ormai due entità “diversamente fratelli”. In casa Forza Italia sembra esserci un dualismo: un deputato e’ propenso alla mozione di sfiducia, una deputata guarda con favore a mantenere in sella il sindaco (a che pro?).
Domani il centrodestra si riunisce. Una riunione che dovrebbe servire a smaltire una sbornia che porta il medesimo centrodestra a non comprendere come il sindaco stia fruttuosamente mettendo in pratica una operazione matematica di divisione della composizione centrodestra. La maggioranza numerica che in campagna elettorale è stata avversaria di Termine oggi deve dimostrare al suo elettorato con chi sta, in modo chiaro e inequivocabile. Il bene della città è uno solo: essa non può bivaccare per 18 mesi con la contropartita di qualche concertino anni settanta, qualche spettacolino senza pubblico, il mantenimento dell’indennità o il ruolo di consigliere provinciale, o il soddisfacimento di qualche piccola ma interessata esigenza elettorale. Oggi la strategia del sindaco Termine sembra pari agli effetti di un uragano che scoperchia ogni cosa. Ma alla fine, di solito, essi lasciano soprattutto macerie. Avviso valido per un gruppo di aventiniani che sta all’opposizione e che vorrebbe godersi il novello restauro dell’aula consiliare ancora per 18 mesi.
Mentre la Elly nazionale del Pd ripete lo slogan “testardamente unitari”, le opposizioni saccensi sono “testardamente disunite”.
Tra meno di un mese c’è il Carnevale che continua ad assurgere ad essere l’unica cosa seria di questa tormentata città. Tutto il resto è noia, cantava Califano.





