Bullismo a Menfi, Don Nuara: “Famiglia, scuola e Chiesa assenti. I giovani non sono il problema”
Nel sostenere Don Alessandro Di Fede, il parroco richiama le responsabilità educative della comunità, Chiesa compresa
MENFI. Pubblichiamo una riflessione di Don Antonio Nuara, parroco riberese molto noto nell’agrigentino per la sua costante e quotidiana attività al fianco dei giovani e della loro crescita. Nuara interviene a sostegno di quanto detto nei giorni scorsi sulle nostre pagine da Don Alessandro Di Fede in ordine al grave episodio di bullismo che si è verificato a Menfi, denunciando però le responsabilità delle istituzioni. Sabato sera in pieno centro un giovane in evidente condizione di fragilità è stato circondato da decine di ragazzi ed è stato costretto a distruggere transenne e segnaletica stradale, fra risate e incitamenti della gang di ragazzi che, non contenti, hanno ripreso le scene col telefonino e fatte circolare sui social. Don Alessandro aveva detto che “quando si usa la fragilità di una persona per ridere, provocare e filmare, non siamo davanti a una bravata, ma a una perdita di umanità”. Nuara, nel concordare con il collega di Menfi, fa emergere le responsabilità della famiglia, della scuola e, con forte autocritica, anche della Chiesa.
Ecco la riflessione di Don Antonio Nuara:
“L’affermazione di don Alessandro ci sta tutta. Ma alcuni interrogativi rimangono: La famiglia dov’è? La sua vocazione è essere “comunità educante” e non il cellulare o le liti, le divisioni e i divorzi. La Scuola dov’è? Una volta si diceva che sua missione primaria era: “formare l’uomo e il cittadino”. Ora quale è la sua progettualità formativa?: le classi ghetto, le raccomandazioni, una metodologia che non guarda più ai ritmi di apprendimento; che pedagogicamente sa deprimere i più deboli e i più fragili e metterli a confronto con i più bravi o che tale fama si sono fatti e mai incoraggiarli. Con programmi inadeguati che non rispondono più alle esigenze della realtà in cui vivono. E con spazi concepiti per sistemi educativi desueti. È assurdo pensare che piccoli alunni debbano portarsi le coperte da casa per ripararsi dal freddo… Non c’è la Chiesa: quando i ragazzi fanno la comunione e la cresima e con una preparazione non sempre adeguata, vengono licenziati perchè per loro non ci sono spazi adeguati per il tempo libero. È diventato regola non frequentare più la chiesa e dichiararsi atei. Nell’Ultimo Piano Pastorale della Diocesi (di qualche anno fa) la Pastorale giovanile era licenziata con due righe. Di Oratori non se ne parla più. E nemmeno i nuovi “complessi Parrocchiali” non prevedono spazi per loro. Le Istituzioni Comunali non hanno strutture da offrire ai ragazzi e ai giovani per potere occupare in maniera il tempo libero. Il mio motto, che scaturisce da un’esperienza più che cinquantennale di vita, è sempre: “I giovani non sono un problema, ma una risorsa: lo diventano quando non abbiamo nulla da proporre”. Non mi sento di condannare i ragazzi e i giovani con i quali ho camminato insieme in 56 anni di Sacerdozio. Bisogna ascoltare il loro grido e dare loro le vere e giuste risposte, e sapendo parlare i loro linguaggi”.





