In Sicilia la droga anche con i sommergibili. L’analista Scaturro: “Le nuove rotte dei narcos”
Dal quotidiano La Sicilia: l’analista Ruggero Scaturro spiega come il narcotraffico globale si frammenta, si ibrida e aggira i porti iper-controllati
Tonnellate di cocaina sequestrate nei grandi porti europei, da Gioia Tauro a Genova, sembrano raccontare un’offensiva dello Stato. Ma dietro i numeri, come emerge dall’intervista pubblicata dal quotidiano La Sicilia a Ruggero Scaturro, analista della Global Initiative Against Transnational Organized Crime, il quadro è più inquietante. Il traffico non arretra: cambia pelle. Le organizzazioni criminali operano come una supply chain globale, sfruttando logistica legale, corruzione mirata e rotte flessibili. Secondo Scaturro, non esistono più filiere verticali ma ecosistemi cooperativi: la ’Ndrangheta mantiene la regia strategica, mentre gruppi come la mafia albanese presidiano segmenti operativi. I sequestri record nei porti principali non indicano un crollo dell’offerta, ma la capacità del sistema di spostarsi verso scali secondari, approdi minori, drop-off in mare e perfino l’uso crescente di semi‑sommergibili. In questo scenario, il Sud-Est siciliano assume un ruolo chiave: coste basse, retroterra agricolo immediato e una logistica “silenziosa” lo trasformano in un possibile “porto diffuso”, capace di assorbire micro‑arrivi senza lasciare tracce. Una dinamica che, avverte Scaturro, potrebbe ridisegnare gli equilibri criminali, mettendo alla prova la tenuta di Cosa Nostra.





