Differenziata, territori a due velocità: l’ovest traina la provincia l’est resta indietro
Nell’area di Sciacca emergono realtà solide, capaci di superare stabilmente il 70%, mentre nella parte orientale il quadro peggiora rapidamente, evidenziano ritardi strutturali.
La raccolta differenziata in provincia di Agrigento mostra un territorio spaccato in due. A occidente emergono realtà solide, capaci di superare stabilmente il 70%, mentre nella parte orientale il quadro peggiora rapidamente, evidenziano ritardi strutturali. Una frattura geografica che riflette modelli di gestione e partecipazione molto diversi e su cui qualcuno dovrà pure intervenire. L’esempio più evidente è la città capoluogo: Agrigento è al 67,3%, con una produzione di rifiuto secco residuo oggi pari a 150,5 kg per abitante. Un anno fa la percentuale era più alta, il 69,7%, mentre era più bassa la produzione dei rifiuto secco residuo, 143,1 kg per abitante. La nuova classifica dei “Comuni Ricicloni” emersa dal dossier annuale di Legambiente, vede diversi Comuni agrigentini superare ampiamente la soglia del 75%, ma tutte o quasi della parte occidentale del territorio provinciale. Il risultato migliore arriva da Lucca Sicula, che con l’87,1% di raccolta differenziata si colloca tra i primi venti Comuni siciliani e al vertice in provincia. Seguono Villafranca Sicula e Calamonaci, entrambi oltre l’85%. E tutti e tre anche con una buona quota di rifiuti secco per abitante. Tra i Comuni di dimensioni maggiori spicca Sambuca di Sicilia, che mantiene un eccellente 84% di differenziata, mentre Sciacca, pur con una popolazione molto più ampia, riesce a raggiungere l’82,8%. Bene anche Montevago, stabilmente sopra l’80%. L’unico Comuni del versante orientale che è vicino a questa soglia è Grotte, che si attesta al 79%. Completano il quadro Burgio e Menfi, entrambi oltre il 76%, e Santa Margherita di Belice, con il 77,3%. Nella fascia intermedia della raccolta differenziata, quella compresa tra il 65% e il 75%, il primo Comune agrigentino è Cammarata, che con il 74,1% di raccolta differenziata si colloca nella parte alta della fascia, seguito da vicino da San Giovanni Gemini, al 73,8%. Proseguendo nella classifica, si incontrano Joppolo Giancaxio, che raggiunge il 72,5%, e Siculiana, al 72,1%. Nella parte centrale della fascia si collocano Santa Elisabetta con il 71,1%, Casteltermini al 71%, e Raffadali, che raggiunge il 70,7%. Subito dopo c’è Aragona, che registra il 70,2%, e Sant’Angelo Muxaro, al 70,1%, entrambi con valori stabili e in linea con gli obiettivi regionali. Chiude il gruppo agrigentino Racalmuto, con il 68,8%. Infine, nella parte bassa della fascia, ma sempre sopra il limite minimo considerato, si collocano Caltabellotta (68,5%), Cattolica Eraclea (68,4%), San Biagio Platani (67,7%), Santo Stefano Quisquina (67,5%), Agrigento (67,3%) e Ribera (66%). Chiude la presenza agrigentina Alessandria della Rocca, che si attesta al 66,2%, e Bivona, con il 65,1%. Nel quadro regionale dei comuni che non raggiungono la soglia del 65% di raccolta differenziata, la provincia di Agrigento presenta un gruppo consistente di realtà che mostrano ancora difficoltà strutturali nella gestione dei rifiuti, in gran parte nella fascia orientale. Il comune più vicino al limite è Comitini, con il 64,3% si colloca appena sotto la soglia. Subito dopo compare Castrofilippo, fermo al 63,3%. Situazione più complessa per Porto Empedocle, che si attesta al 61,1%. Ancora più distanziati si trovano Camastra (60,1%), Campobello di Licata (59,4%) e Cianciana (59,2%), tutti sotto la soglia del 60%. Scendendo ulteriormente nella classifica, emergono situazioni particolarmente delicate: Montallegro si ferma al 58,2%, mentre Canicattì, uno dei centri più popolosi della provincia, registra appena il 56,2%. Seguono Ravanusa (55,7%) e Naro (54,2%). Ancora più in basso si collocano Licata, che con il 51,4% mostra una delle performance più basse tra i grandi Comuni costieri dell’isola, e Realmonte, ferma al 48,9%. La situazione più critica riguarda Favara, che si attesta al 45,6%, e soprattutto Lampedusa e Linosa, con appena il 43,5%. Chiude la classifica Palma di Montechiaro, con un preoccupante 12,4%, uno dei valori più bassi dell’intera Sicilia. Nel complesso, i dati mostrano un territorio che, accanto a eccellenze consolidate, presenta ancora ampie aree di criticità.





