Madonna del Soccorso. L’omelia del cardinale Reina entrata nei cuori dei saccensi
In occasione del quarto centenario della liberazione della peste per opera misericordiosa della Madonna del Soccorso, la celebrazione eucaristica dell’1 febbraio, giorno del “voto”, è stata presieduta dal Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, cardinale Baldassare Reina
SCIACCA- La fede dei saccensi (e non solo) per la Madonna del Soccorso si tramanda e si rafforza nei secoli. E dal miracolo del 2 febbraio 1426 di secoli ne sono trascorsi quattro. Nei giorni scorsi (1 e 2 febbraio) si sono festeggiati i 400 anni dal quel miracolo grazie al quale la Madonna ha salvato Sciacca dall’epidemia della peste. L’1 febbraio scorso, giorno del voto, la celebrazione eucaristica è stata presieduta dal cardinale Baldassare Reina. La sua omelia ha colpito la coscienza delle tante centinaia di fedeli che hanno riempito a più non posso la Basilica della Madonna del Soccorso. Una celebrazione ripresa in diretta dalla emittente saccense Rmk che ha permesso a migliaia di fedeli di seguire la celebrazione. L’omelia del cardinale Reina è entrata profondamente nei cuoi dei fedeli. E’ entrata dolcemente, ma significamente, nei cuori dei fedeli. Una omelia che ha scosso profondamente la coscienza dei fedeli in una riflessione che ha inanellato temi attuali vissuti dalla nostra società e che rappresentano le nuove pesti. Nell’omelia, il cardinale Reina ha rivolto un significativo pensiero al mondo giovanile. Riportiamo, a beneficio dei lettori, l’omelia integrale del cardinale Reina.
Ho lasciato in mezzo a te un popolo povero e umile. Con queste parole il Signore, per mezzo del profeta Sofonia, nella prima lettura, si rivolge al popolo di Israele che da poco era andato in esilio. Molto probabilmente erano andati in esilio coloro che contavano all’interno di Israele. La classe dirigente oggi noi l’avremmo chiamata. E rimane in quella terra un popolo, un piccolo resto, povero e umile, che confida nel Signore, che compie la sua volontà, che cerca la giustizia. Ed è da questo piccolo resto che il Signore ricomincia per dare compimento alle sue promesse e per fare in modo che il popolo ritorni ad essere stirpeletta a Nazione Santa.
Lo immagino così, il piccolo popolo povero e umile, qui a Sciacca, che quattro secoli fa, quando imperversava la peste, non esita di volgere lo sguardo alla Vergine Santissima, di piegare le ginocchia davanti a Dio per chiedere aiuto. Immagino che in quei momenti drammatici, possiamo intuire qualcosa per quello che abbiamo potuto sperimentare durante il Covid, immagino che in quei momenti drammatici il popolo Sacense non ha ricercato strategie umane, non è andato alla ricerca di sicurezze, non si è messo a ragionare, a discutere per capire quale era o quale poteva essere il modo migliore per uscire da quel momento di terribile buio, ma senza nessuna esitazione piega le ginocchia davanti a Dio. Potremmo definirlo un popolo povero e umile, ma ricco di Dio, un popolo che aveva ritrovato in Dio la sua unica speranza, la sua forza, la sua salvezza.
E noi siamo qui oggi, a distanza di quattro secoli, per ricordare quell’evento, lo diceva Don Calogero all’inizio, è un momento, è una celebrazione che ci permette di volgere lo sguardo al passato, ma per guardare meglio il nostro presente. Perché in questi quattro secoli le sono successe tante cose. Subito dopo quella stagione abbiamo conosciuto un momento in cui si è confidato con estrema fiducia nell’intelligenza umana, il tempo dell’illuminismo. Si è pensato che poco alla volta Dio si potesse mettere da parte, bastava dare forza all’intelligenza, nell’intelligenza dell’uomo c’è tutto, non abbiamo più bisogno del trascendente, con la nostra intelligenza riusciamo a organizzare il tempo presente e anche quello futuro. E poi poco alla volta la rivoluzione industriale, il benessere economico, tutto quello che abbiamo potuto studiare tra i libri di storia che arriva fino ai nostri giorni, potremmo dire dalla potenza della ragione alla potenza dell’intelligenza artificiale. In questi quattro secoli abbiamo conosciuto il dispiegarsi di queste straordinarie potenzialità con le quali tutti noi oggi ci confrontiamo. E siamo figli di questo tempo, però abbiamo il dovere di sollevare qualche domanda, guardando a quattro secoli fa e guardando al nostro presente. Perché se quattro secoli fa i nostri amici, i saccenzi di quel tempo, hanno avuto la forza, la lucidità di piegare le ginocchia davanti a Dio, perché ritenevano che Dio fosse il loro custode, la loro unica ricchezza. E noi oggi, così numerosi, siamo qui. Io poco prima di arrivare in Chiesa Madre mi sono fermato un istante a Sant’Agostino e sono rimasto molto edificato a vedere tanti fedeli che a piedi scarsi arrivavano lì per venerare la Vergine Santissima. Se siamo qui abbiamo il dovere morale e religioso di chiederci quale sia il senso del nostro ritrovarci, il senso di questo evento che è religioso, che è popolare, che coinvolge non solo il popolo di Sciacca ma tutti noi che qui ci ritroviamo, così come tanti fedeli della nostra bella terra di Sicilia. Perché oggi non possiamo dire che sia la stessa cosa rispetto a quattro secoli fa.
Dobbiamo riconoscere, fratelli e sorelle, con molta umiltà, con molta semplicità, che altre forme di pestilenza si annidano in questo tempo. C’è qualcosa che non funziona. Se dopo quattro anni ancora restiamo davanti alla televisione per vedere quello che succede in Ucraina con la guerra, con meno 33 gradi, si bombardano ospedali dove sono ricoverati i bambini, malati oncologici, e dopo quattro anni la nostra potente umanità non riesce a fermare una guerra. Abbiamo visto e vediamo cosa succede a Gaza, e anche lì, nonostante i media si siano un po’ distratti, da quella regione sappiamo benissimo cosa succede a bambini, profughi, famiglie. C’è qualcosa che non funziona. Se nella nostra città dei ragazzini escono da casa per andare a scuola muniti di coltelli, di armi, e si uccidono, non è uno scherzo, si uccidono. Si muore in una scuola, perché si arriva in quella scuola non più con i libri, ma con i coltelli. C’è qualcosa che non funziona. Quasi ogni giorno il cappellano del bambin Gesù mi chiama tra le lacrime dicendo, Don Baldo, hanno ricoverato un bambino a dodici anni che è arrivato qui in crisi di astinenza.
Allora dobbiamo interrogarci, fratelli e sorelle. Abbiamo davanti delle pestilenze che, come quattro secoli fa, non dovrebbero farci esitare a piegare le ginocchia davanti al Signore. Ma mi pare che ci sia una certa resistenza. Mi pare che questa tendenza che si è andata affermando in questi quattro secoli, di fare a meno di Dio, abbia trovato un terreno sempre più ampio, sempre più fertile. E Dio, poco alla volta, lo abbiamo messo ai margini. Forse non è colpa di nessuno dei presenti, anzi, certamente non è colpa di nessuno dei presenti. È un clima culturale che abbiamo respirato, che respiriamo. È il nostro modo di pensare. Ma Dio non può diventare la cornice della nostra vita.
Abbiamo sentito nella pagina bellissima delle Beatitudini, Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. Cioè, Beati coloro che fanno esperienza di povertà, di miseria, e ci siamo tutti dentro, miseria morale, miseria materiale, spirituale, relazionale, e la riconoscono questa miseria, e confidano in Dio in questa miseria. Il testo delle Beatitudini ci presenta un mondo capovolto, una logica, una chiave di lettura che è quella di Dio, in cui, attenzione, non funziona la logica degli uomini, perché questa è la potenza della nostra fede. Non funziona la logica degli uomini, ma funziona sempre la logica di Dio. Allora coloro che piangono saranno consolati, coloro che cercano la giustizia la sperimenteranno, i puri di cuore vedranno Dio. Non c’è spazio per l’arroganza e per gli arroganti, per la prepotenza e per i prepotenti, per gli orgogliosi, per quelli che pensano di guidare con le leve dei soldi e delle altre potenze la storia del mondo. E noi siamo dentro la logica delle Beatitudini, noi riconosciamo che è questa la logica che conta, ci riconosciamo poveri in spirito, perché sappiamo che Dio è la nostra unica salvezza, straordinaria anche oggi abbiamo scelto le letture di questa domenica provvidenzialmente in linea con la festa che stiamo per celebrare. Dice Paolo guardando la sua comunità che è un po’ come la nostra, fratelli ma dove sono i sapienti, dove sono gli intelligenti, dove sono i conoscitori di questo mondo? Forse, si interroga Paolo in maniera retorica, forse che Dio non ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è ignobile per confondere coloro che si ritengono i potenti di turno. E Dio ha scelto noi, così come quattro secoli fa ha scelto quei nostri fratelli e quelle nostre sorelle, è da lì che ricomincia la storia di Sciacca, ed è da qui, da qui dentro, che ricomincia la storia di questo nostro tempo estremamente complesso, in cui nessuno può sottrarsi, nessuno può dire non tocca a me, perché se a questo Vangelo noi crediamo, tutti possiamo fare la nostra parte, tutti possiamo manifestare quanto sia preziosa, potente l’azione di Dio nella nostra vita, e se facciamo esperienza di questa azione potente di Dio, la raccontiamo agli altri, la testimoniamo con semplicità, con umiltà, con fiducia, ma in maniera convinta.
Oggi forse il mondo, più che in altri tempi, si aspetta da noi non la testimonianza di persone, di uomini e donne straordinarie che sanno fare cose eclatanti, no, di uomini e donne che semplicemente credono in Dio, che afferrano nella loro umiltà la potenza di Dio e la manifestano con la loro vita. Di uomini e donne che pregano, che celebrano i sacramenti, che ascoltano la parola di Dio, che si confessano, che nel tempo della difficoltà non esitano a prendere in mano la coroncina del rosario, come ho visto stamattina tanti fedeli, e avvolgere lo sguardo verso Dio. Non è la devozione popolare, la pietà popolare, non è qualcosa di esterno alla nostra vita, alla nostra storia, ma è il nostro sangue, è il nostro DNA, questa è la nostra vera identità.
E allora guardando alle tante forme di pestilenza che ahimè si annidano in questa nostra società e che ci mostrano ogni giorno effetti devastanti, letali, abbiamo tutti il dovere, l’impegno di volgere lo sguardo alla Vergine Santissima. Chiediamo a lei che venga in aiuto, ci venga in aiuto, sia lei ad aiutarci a rompere questa catena di violenza che in ogni angolo del mondo, anche nella nostra Italia, sta producendo un numero di morti senza fine al quale rischiamo di abituarci, rischiamo di fare l’abitudine anche alla morte. Rischiamo da cristiani di rimanere indifferenti davanti a qualcuno che accanto a noi, passa accanto a noi, cade per terra, muore, e noi continuiamo la nostra strada, continuiamo a correre dentro una frenesia che fagogita tutte le nostre capacità. Chiediamo alla Vergine Santissima di venire in aiuto e in soccorso alla vita di ognuno di noi perché non si addormenti, non si anestetizzi la nostra coscienza, l’impronta di Dio dentro di noi. Abbiamo una potenza straordinaria, abbiamo l’anima, non abbiamo soltanto le mani, non abbiamo soltanto i soldi, la testa, la ragione, la capacità di organizzarci, abbiamo l’anima, ed è da lì che dobbiamo ripartire se vogliamo essere un grande popolo, una grande comunità. Dobbiamo far funzionare l’anima, dobbiamo metterci in ascolto di Dio nella nostra anima, dobbiamo dirlo ai nostri ragazzi che quella gioia che cercano all’esterno non è colpa loro, hanno la possibilità di incontrarla all’interno, mettendosi in ascolto della loro anima, di quanto di bello ha messo Dio nel loro cuore. Dobbiamo aiutarli questi nostri ragazzi, fratelli e sorelle, non dobbiamo puntare il dito, proprio ieri abbiamo celebrato la festa di San Giovanni Bosco e San Giovanni Bosco diceva ai Salesiani e ai suoi collaboratori, ponetevi nei confronti di questi ragazzi, e non erano facili i ragazzi della Torino di quel tempo, come dei padri, come dei padri che si sanno prendere cura, non puniteli, ma aiutateli, amateli. C’è una peste che riguarda i nostri ragazzi, fratelli e sorelle, e dobbiamo aprire gli occhi, il cuore, ma dobbiamo anche intervenire, dobbiamo farcene carico, non è un problema che riguarda altri, sarebbe troppo facile dire se la vedono le famiglie interessate, siamo tutti famiglie interessate, questa è la famiglia interessata, sono nostri figli. E se falliamo con questa generazione, davvero abbiamo dimenticato la nostra autentica missione.
Vergine Santissima, Vergine del Soccorso, vieni in nostro aiuto, chiediamo a Te il dono della pace in questo tempo triste per tutta l’umanità. Chiediamo a Te il dono di depositare nei nostri cuori sentimenti scelte di pace, di mitezza, di misericordia, chiediamo il tuo aiuto per i nostri ragazzi, per i nostri giovani, per le nostre famiglie, per i tanti legami che si stanno sfilacciando e rispetto ai quali sentiamo il bisogno di intervenire. Ti chiediamo il soccorso per la nostra società, per il vivere comune, per il bene comune, ti chiediamo il soccorso, Vergine Santissima, per tutti noi che qui veniamo a Te perché, come i nostri amici di quattro secoli fa, da Te aspettiamo l’aiuto necessario per ricominciare, per rialzare lo sguardo, per esprimere attraverso un’autentica conversione della nostra vita un impegno umile, generoso e gioioso. Ho scelto in mezzo a Te un popolo povero e umile, che cerca la giustizia, la verità e la pace. Signore, ti ringraziamo perché ci hai scelti e speriamo di essere, con il tuo aiuto e con l’intercessione della Vergine del Soccorso, un popolo povero e umile, che cerca la giustizia, che si fa carico delle gioie, delle sofferenze dei fratelli e delle sorelle di questo tempo, che nella preghiera a Te, unico e sommo bene, trova la forza e ti rende lode oggi e per tutti i secoli dei secoli. Amen.





