Partito Democratico: mentre Catanzaro abbraccia Schlein, in città il partito resta una polveriera

catanzaro schlein

A Sciacca riunioni parallele, sospetti e quel documento “fantasma” del direttive che sfiducerebbe il sindaco Termine

La manifestazione palermitana del Partito Democratico per la campagna “Vota No per difendere la Costituzione” ha offerto anche un momento di cordialità politica: il capogruppo all’Ars Michele Catanzaro ed Elly Schlein si sono incontrati, salutati con un abbraccio e immortalati in una foto che ha fatto rapidamente il giro delle chat dem. Un clima disteso, perchè Schlein sa bene che il capogruppo all’Ars gode di una forza politica non indifferente e non c’è nessuna volontà di delegittimarlo. A margine, ma non ci sono conferme, i due avrebbero affrontato anche i nodi che agitano il Pd siciliano, con il segretario regionale Anthony Barbagallo presente all’iniziativa. Resta il dubbio se si sia parlato anche del “caso Sciacca”, tema che a Roma e Palermo non sembra appassionare più di tanto, ma che in città continua a essere una vera faglia politica. La segreteria nazionale, infatti, non vuole intervenire direttamente e ha rimandato la questione agli organismi regionali. Paradossalmente, però, i segnali di una possibile ricomposizione arrivano proprio dalla Capitale, mentre a Sciacca le due anime del partito sembrano muoversi in direzione opposta. Nel Pd locale, infatti, la tensione resta altissima: riunioni trasversali, contatti incrociati, battutine velenose e diffidenze reciproche sono ormai la normalità. Le due fazioni si osservano con sospetto, mentre si moltiplicano i dialoghi con esponenti politici lontani dal centrosinistra, quasi a costruire nuove alleanze di autodifesa per preservare le rispettive posizioni. Intanto, viene smentita la clamorosa ipotesi di un commissariamento del Pd di Sciacca da parte di Barbagallo. Un intervento che, provenendo dall’ala progressista, sarebbe stato letto come un sostegno a Fabio Termine e un colpo alla componente vicina a Catanzaro. Ma la segreteria regionale, nata da primarie con un solo candidato e contestata dall’area Bonaccini, appare troppo fragile per assumere una decisione così traumatica. Così, mentre il partito prova a guadagnare tempo, resta ancora top secret il documento approvato a maggioranza dal direttivo del 27 gennaio, quello che, secondo indiscrezioni, sfiducerebbe il sindaco Termine. Un testo che nessuno pubblica, ma che aleggia come un fantasma sulla vita interna del Pd.