Chiusa la prima tranche d’indagine con la notifica di questa mattina. . Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per prospettare la propria difesa, poi la procura solleciterà il rinvio a giudizio. L’avvocato Nino Caleca, legale di Montante: “Intanto, prendiamo atto che nel provvedimento di chiusura delle indagini non c’è la contestazione originaria, quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la difesa di Montante, un dato importante. Sui rapporti con gli esponenti delle forze dell’ordine forniremo tutti i chiarimenti”. Intanto, però, Montante resta al reparto detenuti dell’ospedale Civico di Palermo, dove è stato ricoverato nei giorni scorsi per accertamenti.
GLI INDAGATI
Sono complessivamente 24 le persone raggiunte dal provvedimento di chiusura dell’inchiesta. Agli arresti domiciliari, con l’accusa di associazione a delinquere, ci sono ancora il colonnello D’Agata, Diego Di Simone (capo della security di Confindustria), Marco De Angelis (sostituto commissario in servizio a Palermo) ed Ettore Orfanello (ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Finanza nissena). Indagati anche il sovrintendente della polizia Salvatore Graceffa, l’imprenditore Massimo Romano, Gianfranco Ardizzone (ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta), Mario Sanfilippo (comandante del gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di Pt di Caltanissetta), Salvatore e Andrea Calì (titolari di una ditta di intelligence, rispondono di favoreggiamento), il colonnello Letterio Romeo (l’ex comandante del Reparto Operativo dei carabinieri di Caltanissetta deve difendersi dall’accusa di soppressione di atti). E poi, ancora, il dirigente generale dell’assessorato Attività produttive Alessandro Ferrara (indagato per favoreggiamento), il sindacalista Maurizio Bernava (favoreggiamento), Carlo La Rotonda (il direttore di Confindustria Centro Sicilia, indagato per simulazione di reato) e Salvatore Mauro (dipendente dei Calì, risponde della stessa imputazione di La Rotonda). Indagate per favoreggiamento anche le collaboratrici di Montante, Rosetta Cangialosi e Carmela Giardina: la notte del blitz a Milano, aiutarono il leader di Confindustria a distruggere pen drive e appunti, poi lanciati dalla finestra in un pozzo luce.